Non era mai scomparsa del tutto, perchè il ricordo di lei o almeno il suo nome nel corso dei secoli era sopravvissuto e riemerso come le acque carsiche.  Ipazia, la filosofa e matematica alessandrina, donna tra le più stimate del suo tempo e per questo invisa al potere in quanto donna e libera pensatrice, è la prima scienziata di cui si abbia notizia. Nel 415 d.C. venne lapidata e fatta a pezzi da una squadra di monaci guerrieri al seguito del vescovo Cirillo, a causa della sua libertà laica di pensiero e al suo non volersi assoggettare al nascente potere della chiesa cristiana. Le sue opere sono andate distrutte, sopravvissute soltanto nelle citazioni dei suoi discepoli. Su di lei è sceso un silenzio di secoli. Ma la storia a volte si prende delle strane rivincite su chi ha preteso di forzarne gli eventi con la violenza, e così la fama di Ipazia da un po’ di tempo ha ripreso a circolare con forza sempre maggiore. Su di lei sono stati scritti libri (vedi La nostra biblioteca), saggi e articoli di stampa, tra cui su La Repubblica quelli di Roberta De Monticelli , Maria Pia Fusco, e sull’Unità Maria Teresa Fumagalli. Sono in programmazione una piece teatrale  a Roma al Teatro Belli, e un film,   Agorà   di Alejandro Amenabar, presentato a Cannes nel 2009 e stranamente assente finora dalle sale italiane. Una improvvisa mobilitazione su Facebook con raccolta di firme ha sbloccato la sua uscita, prevista per il 24 aprile, e che sarà preceduta da convegni importanti che rimetteranno al centro della scena la sua figura, la sua storia e il suo pensiero.  Per noi che abbiamo scelto di “riparare” alle cancellazioni della forza delle donne sulla scena del mondo, nel nostro piccolo, questa è una grande soddisfazione. Bentornata, Ipazia!

Qui in allegato un importante contributo di Selene Ballerini dal titolo Le ali e le conchiglie.

Le ali e le conchiglie