Da Francesca Barzini e Riccardo Iacona, i due autori di PRESADIRETTA, il programma che va in onda la domenica sera in prima serata su RAITRE, una richiesta di aiuto per la prossima edizione di PRESADIRETTA, nel corso della quale si prevede una puntata sulle discriminazioni che subiscono le donne italiane nel mondo del lavoro. Se avete una storia di discriminazione che avete vissuto eche volete raccontare, la vostra testimonianza verrà raccolta. Aprite il file allegato. APPELLO PRESADIRETTA
Giovedì 13 maggio ore 18Libreria Edison, Via Carducci, PescaraPresentazione del libro di Stefania PezzopaneLA POLITICA CON IL CUORE
Stefania Pezzopane è stata Presidente della Provincia dell’Aquila dal 2004 al 2010, e in questo ruolo ha vissuto la fase terribile del terremoto e del dopo terremoto. E’ protagonista attiva della politica della sinistra dagli anni giovanili. In questo libro si racconta per la prima volta, dialogando con un’altra donna, la giornalista Anna Vinci. Un racconto sommesso, individuale e collettivo, da cui emergono i tratti caratteristici di una donna che ha messo al centro della propria vita la passione per la politica e per la propria terra. “Mi sono sempre sentita una donna delle istituzioni, del buon governo, del fare….Credo di aver dimostrato nella mia vita quanto mi piacciono le sfide, e come ho sempre tentato di affrontarlecon il sorriso. Specie se la sfida si accompagna alla verità”.
Parleranno con lei Giusi Di Crescenzo, Maria Rosaria La Morgia e Maristella Lippolis
In questo romanzo storico (Antonino Colavito e Adriano Petta, Edizione La Lepre) si ricostruisce l’ambiente e l’epoca in cui ha vissuto la prima donna scienziata la cui vita ed opere ci sono state tramandate da numerose testimonianze. Gli autori hanno fatto ricorso a una ricchissima bibliografia, che permette di far emergere dalla lontananza di 16 secoli questa figura di giovane donna in tutti i suoi aspetti umani, privati e pubblici, la sua vita quotidiana, i suoi dialoghi con la gente comune, con i suoi allievi, con gli scienziati.
Ipazia era nata ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 d.C., figlia del matematico Teone. Fu barbaramente assassinata nel marzo del 415, vittima del fondamentalismo religioso che vedeva in lei una nemica del cristianesimo, e soprattutto una intelligenza libera. Malgrado l’amicizia con Sinesio, vescovo di Tolemaide, che seguiva le sue lezioni, i fondamentalisti temevano che la sua filosofia neoplatonica e la sua libertà di pensiero avessero un’influenza pagana sulla comunità cristiana di Alessandria. Le sue lezioni infatti, impartite non solo agli studenti ma anche in strada alle persone più umili, erano seguite con grande partecipazione.
Ipazia e a il padre hanno diffuso le opere matematiche di Euclide, Archimede e Diofanto in Oriente: quel sapere che riapparve in Occidente in traduzione araba, in epoca rinascimentale, dopo un millennio di buio e rimozione. Purtroppo di Ipazia si è persa la memoria: distrutti i suoi scritti, fatto scempio del corpo e della persona. Con lei sono bruciate anche la Biblioteca di Alessandria (a opera dei soldati di Cesare: mezzo milione di volumi, si favoleggiava, la summa della cultura pagana), dispersa la biblioteca del Serapeo (durante l’incendio del 391, in cui trovò la morte Teone medesimo). Eppure Ipazia ci fissa, nell’affresco della “Scuola di Atene” di Raffaello, in Vaticano. Unica donna. Unico sguardo che sfida lo spettatore. Contro l’oblio.
Ipazia è un caso letterario e alimenta un dibattito che non accenna a smorzarsi. La sua figuraè rimasta per molto tempo nell’ombra. Astronoma, matematica, musicologa, medico, filosofa, erede della scuola alessandrina, fu fatta massacrare da Cirillo, vescovo di Alessandria. Con questo delitto la cultura occidentale ha definitivamente escluso la donne dalla sfera del sapere. La vita di Ipazia è una delle più antiche parabole su un conflitto secolare ma ancora attuale: fede e ragione, uomo e donna. Per secoli la scienza sperimentale moderna ha creduto di avere un solo padre, Galileo, quando in realtà possiede anche un madre, nata 1200 anni prima di Galileo: Ipazia. Il ritratto che ci è stato tramandato è quello di una donna di intelligenza e bellezza straordinarie. Fu l’inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio, oltre che la principale esponente alessandrina della scuola neoplatonica. All’inizio del III millennio l’UNESCO, dietro richiesta di 190 stati membri, ha creato un progetto internazionale - il progetto Ipazia, appunto - che intende favorire piani scientifici al femminile nati dall’unione delle donne di tutte le nazionalità.
Nel romanzo, risuonano le due voci degli autori: per ciascuna un percorso narrativo e un proprio respiro linguistico. La sinergia di entrambe dà vita a due percorsi concentrici, a spirale. Avvolti e dipanati l’uno sull’altro. Un espediente felicissimo che coinvolge il lettore, lo trascina nel vortice della storia e nell’interiorità di Ipazia stessa. L’avventura del quotidiano, il respiro privato e politico, nel racconto del fido discepolo Shalim. E poi la voce di Ipazia, il “sogno”, la ricerca scientifica, la musica, le intuizioni atomistiche, che precorrono il sapere della scienza moderna.
Un libro da leggere per non dimenticare, perché come sostiene Margherita Hack nell’ introduzione “ci insegna ancora oggi quale e quanto pervicace possa essere l’odio per la ragione, il disprezzo per la scienza”. E, aggiungiamo noi, di quanti delitti si sia resa responsabile la paura degli uomini nei confronti delle donne, che ha raggiunto il suo apice nei secoli della caccia alle streghe.
Per il ciclo ALCHIMIE CONTEMPORANEE16 aprile, ore 18,00: presentazione libro Colei che dà la vita. Colei che dà la forma – Ed. Venexia. a cura di Giusi Di Crescenzo: incontro con l’autrice Luciana PercovichLibreria coop c/o Centro D’Abruzzo, via Po 1, loc. Sambuceto – San Giovanni Teatino (Ch)Per informazioni telefonare al numero 085-4406135 oppure inviare una mail a: libreria.pescara@librerie.coop.it
Non era mai scomparsa del tutto, perchè il ricordo di lei o almeno il suo nome nel corso dei secoli era sopravvissuto e riemerso come le acque carsiche. Ipazia, la filosofa e matematica alessandrina, donna tra le più stimate del suo tempo e per questo invisa al potere in quanto donna e libera pensatrice, è la prima scienziata di cui si abbia notizia. Nel 415 d.C. venne lapidata e fatta a pezzi da una squadra di monaci guerrieri al seguito del vescovo Cirillo, a causa della sua libertà laica di pensiero e al suo non volersi assoggettare al nascente potere della chiesa cristiana. Le sue opere sono andate distrutte, sopravvissute soltanto nelle citazioni dei suoi discepoli. Su di lei è sceso un silenzio di secoli. Ma la storia a volte si prende delle strane rivincite su chi ha preteso di forzarne gli eventi con la violenza, e così la fama di Ipazia da un po’ di tempo ha ripreso a circolare con forza sempre maggiore. Su di lei sono stati scritti libri (vedi La nostra biblioteca), saggi e articoli di stampa, tra cui su La Repubblica quelli di Roberta De Monticelli , Maria Pia Fusco, e sull’Unità Maria Teresa Fumagalli. Sono in programmazione una piece teatrale a Roma al Teatro Belli, e un film, Agorà di Alejandro Amenabar, presentato a Cannes nel 2009 e stranamente assente finora dalle sale italiane. Una improvvisa mobilitazione su Facebook con raccolta di firme ha sbloccato la sua uscita, prevista per il 24 aprile, e che sarà preceduta da convegni importanti che rimetteranno al centro della scena la sua figura, la sua storia e il suo pensiero. Per noi che abbiamo scelto di “riparare” alle cancellazioni della forza delle donne sulla scena del mondo, nel nostro piccolo, questa è una grande soddisfazione. Bentornata, Ipazia!
Qui in allegato un importante contributo di Selene Ballerini dal titolo Le ali e le conchiglie.