Sabato 10 aprile ore 17,30Caffè Letterario (Museo delle genti, Via delle Caserme)Paola Leonardi e Lea Melandriparleranno del libro
Perché non abbiamo avuto figliDonne “speciali” si raccontano.
Paola Leonardi, sociologa e psicoterapeuta, ha progettato e realizzato insieme a Ferdinanda Vigliani questo libro, che propone tante e diverse risposte alla domanda che molte donne si sentite rivolgere. Le risposte sono quelle di donne più o meno famose che hanno raccontato alle autrici la loro esperienza, lungo il filo comune della ricerca e realizzazione di sé.
Lea Meandri, scrittrice e esponente storica del femminismo italiano, è una di queste. E inoltre: Natalia Aspesi, Piera Degli Esposti, Ida Dominijanni, Elisabetta Donini, Chiara Zamboni, Adriana Zarri, Rossana Rossanda, e molte altre.
Paola Leonardi, psicologa e fondatrice del CentroAutostima e Scuola di formazione in socio-psicologia delle donne, è autrice insieme a Ferdinanda Vigliani di un libro che parla della maternità in modo inedito, assumendo cioè il punto di vista delle donne che non hanno avuto figli. Le loro ragioni sono state raccolte in quattordici interviste ad altrettante donne “speciali”: Natalia Aspesi, Letizia Bianchi, Piera Degli Esposti, Ida Dominijanni, Elisabetta Donini, Margherita Giacobino, Laura Grasso, Lesile Leonelli, Lea Melandri, Luisa Passerini, Rossana Rossanda, Rosalba Terranova, Chiara Zamboni, Adriana Zarri. Donne importanti, che hanno messo al centro della propria vita la realizzazione di sé. Ma nelle loro storie e nelle loro argomentazioni, ognuna unica a proprio modo, vi si riconosceranno certamente le tante che hanno compiuto la scelta di realizzare sé stesse in modo diverso dal diventare madri biologiche, spesso attraverso quella che viene da molte definita come maternità simbolica. Paola Leonardi racconta che l’idea del libro le è venuta “a seguito delle facce incredule e meravigliate, che vedevo davanti a me, quando mi chiedevano come mai non avevo figli e soprattutto quando rispondevo che non li avevo mai desiderati”. E in questi tempi di lamentazioni sulle culle vuote, ci sembra coraggioso e salutare poter dichiarare, come fa Natalia Aspesi, che “per una donna felicità, non fa sempre rima con maternità”. E che l’identità femminile non necessariamente debba coincidere con la maternità. Un’idea non certo nuova, scaturita dal femminismo degli anni ‘70, che ha messo fortemente in discussione i ruoli e la coincidenzaa tra sessualità e procreazione, ma che tutt’ora deve fare i conti con luoghi comuni e semplificazioni. Nelle testimonianze contenute nel libro però si possono trovare molti spunti di riflessione, come quello relativo al rapporto madre/figlia, e a come questo rapporto vivifica e condiziona nel bene e nel male le scelte; riflessioni che interpellano l’esperienza di tutte, anche di coloro che invece la maternità biologica l’hanno scelta. Perché non abbiamo avuto figli: donne speciali si raccontano. Paola Leonardi e Ferdinanda Vigliani. FrancoAngeli, 2009.
Sin dalle prime pagine del libro di Letizia Paolozzi e Alberto Leiss (Il saggiatore, 2009, euro 13) , serrato ma pieno di punti interrogativi posizionati proprio là nei passaggi più problematici, l’autrice e l’autore esplicitano la loro opinione sulla crisi di autorevolezza delle istituzioni democratiche, che hanno in comune l’essere incarnate in prevalenza assoluta da maschi. Da ciò, dicono, deriva la tendenza alle risposte prometeiche a tematiche “eticamente sensibili”, e l’incapacità a misurarsi con i veri cambiamenti, come quelli segnati dalla nuova libertà femminile; segnali che parlano della fragilità e delle paure maschili.E le donne come si collocano in questa crisi? “Sembrano oscillare tra la certezza di aver conquistato una nuova signoria sul mondo e la tentazione di occupare spazi di potere politico anche se la crisi maschile li ha resi sempre più vuoti di senso, in difficoltà ad indicare attraverso quali comportamenti al vuoto possa sostituirsi una nuova idea del mondo”. E gli uomini sono consapevoli del fatto che a essere in crisi non è tanto la democrazia quanto piuttosto la sua pratica tutta maschile? Questi interrogativi rimbalzano tra le pagine fino agli ultimi capitoli, dopo alcuni approfondimenti tematici in cui si evidenziano le contraddizioni, i conflitti, il posizionamento storico della libertà femminile, i nodi e le ferite aperte su tematiche come la famiglia, la violenza, la battaglia sul corpo femminile, la Chiesa cattolica, il lavoro. Per arrivare a guardare da vicino le “Nuove pioniere”, come vengono definite le donne che arrivano a misurarsi con il potere politico. Cosa accade, si chiedono l’autrice e l’autore, quando le donne si trovano nelle vicinanze del potere politico? Il femminismo, sostengono, ha aperto degli spazi, nel senso che ha contribuito ad autorizzare l’ambizione femminile. Ma tra le donne c’è chi resta diffidente e chi invece procede come un carrarmato. Comunque sia, la vicenda delle primarie americane ha messo sotto i riflettori due donne, Sarah Palin e Illary Clinton, consentendo di valutare nel merito due donne diverse, con programmi e ideali diversi, fuori dalle strettoie dell’obbligo morale di schierarsi per una donna comunque. (Importanza dei numeri !).La stessa cosa forse succederà anche qui da noi con le elezioni regionali nel Lazio!
Dopo aver esaminato le novità in giro per il mondo, dove sempre più frequentemente alla crisi della politica si cerca la soluzione di puntare su una donna chiamata in suo soccorso, si passa alle faccende di casa nostra. Qui il punto interrogativo riguarda prima di tutto la vicenda della sinistra, che non ha saputo intercettare la forza delle donne: per debolezza del desiderio femminile o per sordità dei gruppi dirigenti maschili? A loro parere “la sinistra non è stata capace di andare oltre l’idea dell’inclusione, mentre avrebbe avuto la possibilità di mutuare idee e pratiche dall’esperienza delle donne, praticando quindi una idea dell’inclusione come mera rimozione di ostacoli. Ma “le istituzioni respingono le donne ? O le donne sono indifferenti alla rappresentanza?” Sembra che alla chetichella le donne si siano ritirate, e la forza sociale delle donne, che invece esiste, sembra non abbia voglia di trasferirsi nelle stanze del potere. E allora? Che dire delle quote? “A mali estremi estremi rimedi?” Viene citata una frase di Grace Paley, scrittrice femminista americana: “La maggior parte delle donne del movimento non voleva un pezzo della torta dell’uomo. Pensavano che quella era una torta piuttosto velenosa…” E allora le politiche dell’inclusione hanno come risultato solo quello di occultare la di. Ma c’è tutta una generazione femminile che invece si propone di mettere le mani sul mondo. E le donne hanno comunque svelato che la differenza di sesso non è più un ostacolo ma un vantaggio. Scendono in campo decise, e sembrano dire: perché no? Il femminismo quindi non sembra affatto sconfitto, anche se “non ha mai avuto per oggetto far ottenere un posto di potere a una donna. Il femminismo desidera altro”. Il libro arriva all’ultimo capitolo,dal titolo “Un mondo per due” . Ritorniamo alla domanda iniziale: gli uomini lo capiscono che non siamo di fronte a un problema di governabilità ma di autorità? Da loro arrivano solo ricette vecchie (dio patria e famiglia, per intenderci), e quando a problemi nuovi si risponde con ricette vecchie si suppone che siano risposte dettate dalla paura del nuovo, dall’incapacità di capire la sua necessità. Secondo Alain Touraine “il destino di un mondo migliore è in mano alle donne”, e se fossimo capaci di guardare oltre la scena mediatica vedremmo una società dove il nuovo, il movimento, sono segnati dalla crescita del soggetto femminile (le studentesse, le lettrici, le laureate). Dati occultasti dagli stereotipi e dai luoghi comuni. Dalla realtà virtuale dei media che sembra prevalere su quella reale, visto che i luoghi di potere sono occupati da maschi. Il documentario “Il corpo delle donne” ha gettato un salutare sasso nello stagno. Ma forse troppe hanno guardato altrove, forse temendo di passare per bigotte. La palla passa ancora una volta agli uomini: nella vita quotidiana appaiono narrazioni nuove, giovani padri consapevoli, uomini che si interrogano. Ma quanti sono? Dove prendono parola pubblicamente?Si tratta di capire se sono segnali sparsi e soprattutto se dalla dimensione privata questi piccoli spostamenti hanno qualche possibilità di estendersi anche ai luoghi in cui si esercita il potere maschile. “Interrogativo cruciale per il destino della crisi della politica e della democrazia, a meno che non ci si debba aspettare più niente dalla politica”.”Resta da chiedersi in conclusione se il,problema delle sorti della democrazia riguardi anche le donne”. Il femminismo, soprattutto nelle sue versioni più radicali, ha accompagnato una sorta di esodo delle donne dalla politica come luogo di potere connotato in senso maschile… Noi pensiamo che spetti a uomini e donne agire nella politica a ogni livello… praticando un conflitto tra i sessi che può darsi come non mortifero, non violento.” L’estraneità femminile avrebbe come risultato una solitudine maschile e una loro speculare assunzione di responsabilità”. E’ questo quello che vorremmo accadesse? Sembranochiedersi l’autore e l’autrice, e noi non possiamo dirci estranee a questa domanda.