Gennaio 2010
Archivi Mensili
Lun, 25 Gen 2010
Paola Di Giannantonio aveva già dato prova del ricco patrimonio di conoscenze e di competenze che bene si evidenziano in questo lavoro, nella sua opera precedente dal titolo Demetra per sempre. La festa di S. Gemma a Goriano Sicoli e le tracce di antichi culti femminili. Accanto alle conoscenze e competenze, emergeva con nettezza qualcosa che appartiene al concetto di cultura in senso molto più profondo e che ha radici nel modo in cui si guarda alla realtà, alla capacità di interpretare i segni misteriosi dell’universo che ci circonda, al legame vero con la propria storia e con le genealogie che ci hanno preceduto. In quel suo primo lavoro, l’autrice aveva analizzato con puntualità i riti complessi che precedono e accompagnano la festa di Santa Gemma nel suo paese natale, Goriano Sicoli, nella Valle Subequana, il paese con il quale ha mantenuto sempre un rapporto vitale accompagnato da un vivo sguardo indagatore e da un amore sempre rinnovato per le proprie radici. Ma c’è un altro sentimento che pervade quel libro, e anche questo Terratradita, come vedremo: la profonda consapevolezza della centralità delle donne nella storia più antica dell’umanità, quando ancora vitale era il legame con la forza della natura in tutte le sue manifestazioni. Centralità di cui si è persa la memoria, rimossa perché troppo ingombrante, occultata e usurpata al pari della ricca spiritualità e ritualità pagana (intesa come ritualità del pagus contrapposto alla città) in cui il femminile rappresentava il fulcro più profondo. Di tutto ciò sopravvivono tracce labili ma evidenti agli occhi di chi le sa vedere, segnali impercettibili anche per chi oggi quei gesti compie inconsapevolmente, come impostare biscotti dando loro la forma ancestrale del serpente. E quando questi segnali labili ci vengono restituiti e vanno a ricomporsi tra loro a formare una trama visibile, non possiamo che restarne stupiti e affascinati. Questo è il sentimento con cui ho letto Terratradita, un libro che allarga lo sguardo sugli antichi culti oltre i confini dell’Abruzzo per ricongiungere quanto già un tempo lontanissimo era stato unito dai flussi migratori che avevano attraversato la cosiddetta Mezzaluna fertile, terra madre delle prime colture cerealicole e quindi della vita, toccando le terre dell’Anatolia e dell’Egeo e quelle bagnate dal Mediterraneo, fino ai paesi arroccati nelle valli dell’Abruzzo e del Molise. Un viaggio fantastico e affascinante, che l’autrice scandisce con i ritmi delle stagioni e dei loro specifici culti, in una mescolanza fantasmagorica di simboli ancestrali come il serpente, simbolo che ricorre in luoghi e tempi distanti tra loro; di feste ormai diventate religiose e rituali misteriosi che parlano dei più antichi culti. Sempre presente in questo viaggio la potenza de femminile in tutte le sue incarnazioni e simbologie: dalle statuette del neolitico ornate di serpenti e di animali alle spirali, dalle potenti divinità femminili alle matriarche di oggi, che nei paesi ancora sussurrano di antiche sapienze legate ai misteri della terra e dei suoi cicli. Matriarche la cui voce Paola Di Giannnatonio ha saputo ascoltare, e i cui nomi ci svela, affinchè la genealogia non vada perduta e continui a trasmettersi dalle madri alle figlie di oggi e di domani.
Lun, 25 Gen 2010
Venerdì 5 febbraio, ore 17, presso la Libreria Edison di Pescara, verrà presentato l’ultimo libro di Paola Di Giannantonio dal titolo Terratradita.
Il libro rappresenta il tentativo ambizioso di ricostruire il sistema di pensiero simbolico e sacro delle antiche popolazioni che dal neolitico hanno abitato le montagne dell’Appennino centrale, utilizzando frammenti superstiti della cultura orale contadina dell’Abruzzo e del Molise, che sopravvive nelle feste popolari legate alla ciclicità delle stagioni. Un mondo ormai quasi del tutto scomparso, “tradito” nella sua più profonda essenza, che riemerge solo a saperne interpretare le trame e i segni. Quell’antica religione della madre terra, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, che a saperla leggere ci parla dell’antica sapienza del femminile. L’autrice rintraccia e riannoda i fili attraverso un lavoro appassionato e minuzioso, dedicato alle sue “matriarche”, che le hanno insegnato a rispettare il legame con la terra. (Recensione nella sezione La nostra biblioteca)
Gio, 7 Gen 2010
Il libro di Luciana Percovich “Colei che da la vita - colei che da la forma” fa parte di quel filone di lavoro cui si sono dedicate alcune donne, soprattutto, di rilettura della storia e divulgazione di tutto ciò che della storia dell’umanità il patriarcato ha omesso di raccontare. E’ importante fare in modo che il dibattito sulle civiltà anteriori al patriarcato - paleolitico, neolitico, età del bronzo - non sia più soltanto fatto di sporadiche osservazioni di qualche studiosa o studioso più perspicace e meno fazioso, non più soltanto dibattito all’interno di addetti ai lavori ma filone di riflessione allargato per riuscire a dare un significato, o forse dovremmo dire “il significato” all’intera storia dell’umanità.
Il libro di Luciana Percovich va alle radici di questo senso perchè tratta dei miti della creazione dell’umanità e del mondo e non solo ci racconta i modi in cui ciascun popolo ha immaginato la nascita del mondo e degli esseri viventi ma evidenzia di questi miti - come dice il titolo - il senso profondo che da la forma ad una civiltà e alla sua storia e in cui è centrale il rapporto fra femminile e maschile. Scrive Luciana Percovich: ”I miti cosmogonici e le storie di fondazione dei popoli che abitavano i vari continenti raccontano di un principio femminile: non in una glorificazione del ruolo delle madri in quanto riproduttrici della vita dei corpi fisici (immaginario dominante solo nelle culture patriarcali) ma attraverso un’attribuzione di competenza regolatrice sia del cosmo che delle vicende umane, che si è manifestata nel fondare e tenere insieme un gruppo sociale, nell’invenzione di strumenti, di tecniche manipolative e di riti sacri.”
Nelle note finali Luciana Percovich ci racconta il mito della civiltà Minangkabau dell’isola di Sumatra ancor oggi caratterizzata dal mantenimento dell’adat matriarcale come fulcro della propria organizzazione familiare, patrimoniale e sociale, in uno stato moderno di impronta occidentale.
Il mito racconta di Bundo Kanduang, archetipo della regina madre, alle prese con le figure maschili del fratello e altri, sempre in bilico fra l’ordine della adat e il caos che risulta dalla sua trasgressione.
Enormi problemi minano l’armonia della vita sull’isola e rischiano di farla cadere nelle mani di uomini violenti, brutti e respingenti. Ma il comportamento spiazzante di Bundo - cioè la sua gentilezza, la sua buona disposizione d’animo, la sua ricerca di buone relazioni - riescono a capovolgere la situazione.
Il mito dimostra che …”senza una regina che trae autorità dalla sua capacità di dare Forma oltre che Vita, gli uomini diventano sregolati, ingovernabili, assassini….”
Molte guerre contro questa regina sono raccontate proprio dai miti che rappresentano la trasformazione del rapporto tra maschile e femminile, e la sopraffazione del maschio sulla femmina. Questo enorme patrimonio di conoscenze che il libro della Percovich ci offre è l’occasione per lasciare che si aprano di fronte a noi orizzonti di riflessione e conoscenza senza le quali il cammino delle donne è privo delle sue più antiche radici, perchè è privo della sua storia vera.
Una storia con cui è necessario fare i conti perchè la radicale alterità fra maschi e femmine ha bisogno di ben altro rispetto ai moderni accomodamenti che ci vengono proposti dalle politiche contemporanee. Ha bisogno di un sapere antico. “Posso solo sperare, scrive Luciana Percovich, che queste storie, che mettono in campo archetipi seppolti nella psiche profonda, riescano a parlare da sole, mandando qualche riflesso di quella lontana sapienza sulle origini e dei processi mentali, emotivi e psicologici che l’hanno allontanata , registrando le sequenze e le crudeltà di una lotta senza esclusioni di colpi…”
Colei che dà la vita. Colei che dà la forma, di Luciana Percovich. Ed. Venexia, pag. 207, euro 22,00
Mer, 6 Gen 2010
Conosciamo Maria Inversi per il suo lungo lavoro di regista e autrice di testi per il teatro. Il piccolo libro edito da Iacobelli Edizioni (editing curato da Annamaria Crispino, prestigiosa direttora di Leggendaria), è invece una raccolta di cinque brevi racconti, legati tra loro da un unico filo: la violenza recata ai bambini, nelle tante forme che spesso assume. Piccole storie di ordinaria sofferenza, potremmo definirle, non per sminuirne la portata, anzi, ma per ribadire la loro ordinaria quotidianità che ci colpisce solo quando diventa fatto di cronaca nera. Anche nelle storie raccontate da Inversi, così come accade spesso nelle vicende di violenza contro le donne, l’orco nonè l’estraneo (lo è per la verità solo in uno dei racconti, quello che dà il titolo all’intera raccolta), ma è l’adulto che vive dentro la casa, nel luogo più protetto. Non sempre si tratta di violenza fisica, più spesso è la violenza del disamore o dell’amore negato. Ed ecco sfilare davanti ai nostri occhi padri violenti e muti, madri complici e rassegnate, un’umanità dolente e ammaccata incapace di prendersi cura della speranza, i bambini. Che però riescono a salvarsi da soli, con la forza dell’istinto di sopravvivenza e dell’innocenza. E’ proprio questa la stupefacente sensazione che alla fine della lettura ci viene restituita, e ciò non tanto per le soluzioni narrative scelte dall’autrice, ma soprattutto per il linguaggio. Si tratta infatti di un linguaggio che riesce ad esprimere in modo quasi miracoloso il punto di vista dei bambini, il loro pensiero che procede più per immagini che per concetti. Il loro modo di raccontare la violenza è innocente, è un dire sottotraccia che non sa spiegare, dice restando un po’ a lato, consentendosi così una via di uscita, nonostante tutto, e consentendola anche agli adulti.
Corri amore corri, di Maria Inversi. Ed. iacobelli, pag.75 , euro 12,00
Lun, 4 Gen 2010
Scritto da Lippolis in
Programma Annuale
Continuiamo a pensare che la scrittura sia il tramite più importante per mettere nel mondo pensieri e seminare consapevolezza. Così già dai prossimi giorni e per alcuni mesi incontreremo alcune donne che già conosciamo che ci parleranno dei loro ultimi lavori di pensiero e di scrittura. Ma ci saranno anche presenze nuove e scrittrici giovani, perchè il loro sguardo sul mondo ci interessa e ci riguarda. Questi gli appuntamenti, che trovate via via più in dettaglio nella sezione Prossimi appuntamenti.
15 gennaio, Colei che dà la vita, di e con Luciana Percovich. Libreria Edison, ore 17.30
5 febbraio, Terratradita, di e con Paola Di Giannnatonio. Libreria Edison, ore 17.30
12 febbraio, Una bambina sbagliata, di e con Cynthia Collu. Libreria Edison, ore 18.30
13 Marzo, La paura degli uomini. Con Letizia Paolozzi e Alberto Leiss. Ore 17, Caffè Letterario in Corso Manthonè.
10 Aprile, Perchè non abbiamo avuto figli: Donne speciali si raccontano. Con Paola Leonardi e Lea Melandri.
13 maggio, La politica con il cuore, con Stefania Pezzopane. Ore 18 Libreria Edison.
28 maggio, Reato di vita, di Alda Merini, Autobiografia e poesia. Con Luisella Veroli, prima biografa di Alda Merini.. Ore 18 Libreria Edison.
Lun, 4 Gen 2010
Scritto da Lippolis in
NotizieNessun Commento
Filosofa, teologa, femminista radicale, Mary Daly è stata tra le più potenti creatrici di pensiero, linguaggio e visione generate dal Movimento Femminista degli anni settanta. Era nata nel 1928, e si era specializzata in studi filosofici e teologici. Dopo la pubblicazione nel 1968 di La Chiesa e il Secondo sesso, fu licenziata dal Boston College dove insegnava. In seguito alle proteste e alle petizioni quel icenziamento fu revocato e potè tornare a insegnare fino al 1998. Nel frattempo aveva pubblicato molti altri libri e diffuso nel mondo il suo pensiero critico nei confronti del patriarcato e profondamente fiducioso nel “coraggio oltraggioso delle donne”, e nella loro capacità di traformare il dolore e “la giusta rabbia” in speranza creativa. negli ultimi anni era stata spesso in Italia partecipando a seminari e convegni e la casa editrice Venexia aveva pubblicato, nella collana Le Civette diretta da Luciana Percovich, Quintessenza. Realizzare il futuro arcaico.
Lun, 4 Gen 2010
L’ultimo libro di Luciana Percovich, Colei che dà la vita. Colei che dà la forma, sarà presentato a Pescara Venerdì 15 gennaio, alle ore 17.30 presso la Libreria Edison in Via Carducci. Si tratta dell’ultimo appasionante lavoro di un’autrice che da anni ci guida nell’attraversamento di quei territori della spiritualità che la cultura patriarcale ha preteso di dominare, occultando le tracce della presenza forte del femminile, che ormai si sta svelando sempre più in tutta la sua potenza e splendore. Anche grazie al lavoro di tante studiose come Luciana Percovich. In questo libro, di cui trovate una recensione nella sezione La nostra biblioteca, l’autrice analizza numerosi miti di creazione dell’universo raccontati in luoghi e culture diverse, che hanno in comune la percezione del femminile come primario agente di movimento e di trasformazione, e primigenia competenza regolatrice.