Settembre 2008


Sarà presentato il 27 settembre a Milano nella Libreria delle donne in Via Dogana l’ultimo numero della rivista Via Dogana, sul tema “Il miraggio del potere nel deserto della politica”. Il numero si propone di definire e giudicare lo stato delle cose per quel che riguarda la politica degli uomini, e si interroga sulla risposta per la quale emergono indicazioni in parte contrastanti. Introduce il tema, a mio avviso di fondamentale importanze per tutte ( e tutti) coloro che hanno nel cuore la passione per la politca, un lucido editoriale di Luisa Muraro dal titolo “Vivere in un mondo che sembra all’oscuro della nostra libertà”.  E’ un tentativo di fare chiarezza sull’approccio giusto per continuare a ragionare intorno al tema della  politica e del potere senza perderci di vista. Potete leggerlo cliccando sul sito www.libreriadelledonne.it

Parlarne oggi, che le “schiave” del sesso dovrebbero essere scomparse dalle strade per volontà di legge, potrebbe avere un tono beffardo. ma proprio per questo ci sembra giusto parlarne, anche per chiederci dove andranno a finire le centinaia di ragazze come Isoke, attirate in Italia con false promesse e inganni, e tenute schiave da organizzazioni criminali. Perchè è certo che questo fiorente traffico non si fermerà, ma si sposterà “lontano dagli occhi”, dove sarà ancora più difficile per ragazze come Isoke trovare il coraggio e l’opportunità di ribellarsi. Lei era arrivata qui dalla Nigeria che aveva vent’anni, nel 2000. Le avevano promesso un lavoro da commessa in un negozio, e invece si è ritrovata - come le altre - a vivere in schiavitù. Oggi, finalmente libera, racconta la vita, la tratta, i clienti, i sogni delle ragazze come lei. E il dolore e la rabbia, l’umiliazione di chi è costretta a “sbattere” sette giorni la settimana, per cinquantadue settimane, per dodici mesi all’anno. Ora Isoke vive ad Aosta, dove sta creando la prima casa di accoglienza per le ragazze nigeriane “di strada”. Il ricavato dai diritti del libro, scritto insieme alla giornalista Laura Maragnani, contribuirà a sostenere il suo progetto.

Le ragazze di Benin City, di Isoke Aikpitanyi e Laura Maragnani. Edizione Melampo (Milano), 2007, euro 12,00

La rivista Marea, trimestrale femminista di saperi e culture, invita tutte le lettrici e le donne amanti della scrittura a cimentarsi in un racconto non più lungo di dieci (10) cartelle a partire da una parola difficile, attuale, evocativa e inquietante: clandestina.Spesso le donne sono state, sono e (ancora) saranno in una condizione di clandestinità. Alcune migranti, le attiviste per i diritti umani femminili dove ancora i diritti sono un miraggio, le donne che non possono dichiarare la loro passione per un’altra donna(o per un uomo), quelle che vivono dove l’aborto è un reato……..e molte altre situazioni ancora. Se la parola ‘clandestina’ vi ispira un racconto, non esitate: c’è tempo fino al 5 ottobre per inviare il vostro racconto. Regolamento al sito http://www.mareaonline.it(link concorso 2008) oppure chiamate 333 3444 869

Il punto di non ritorno di una società che vorrebbe dirsi civile è un autobus rosa che arranca nella giungla d’asfalto di Città del Messico.A bordo, solo donne. Nessuna discriminazione  sessista, nè rispetto di rigidi precetti  confessionali. Piuttosto  segregazione volontaria in funzione anti-molestie sessuali. Già da alcune settimane le cittadine della capitale messicana possono usufruire di tre linee di autobus a loro completamente riservate. Il provvedimento, accolto con enorme favore, sarà presto esteso a tutte le altre linee di trasporto di superficie. La misura sembra essersi resa necessaria dal fatto che (dati del 2007) il 14% dei casi di molesatie e abusi sessuali contro le donne si sono registrati proprio sui mezzi di trasporto pubblici.Che dire? Basta il commento di Sandra Jimenez, 29 anni: “Finalmente potrò indossare anche qualche gonna”.

E’ vero che di questi tempi non c’è molto da stare allegre. Niente di quello che accade nella politica ci piace: le scelte del governo ci scandalizzano, l’opposizione ha perso la voce, qui in Abruzzo lo spettacolo (si fa per dire) che sta offrendo la politica  nel prepararsi alle elezioni è a dir poco avvilente. Ieri ho sentito un’intervista a Anna Finocchiaro e ancora una volta mi sono chiesta perchè non hanno designato lei come leader del PD: parole chiare, autorevolezza, grinta e carisma.  E invece siamo qui a chiederci perchè la politica di questo paese è sempre più misogina e quando ob torto collo sceglie le donne lo fa con grande cura per evitare il più possibile che emergano intelligenze femminili libere. E noi vogliamo attardarci a fare le pulci alle ministre della destra o pensiamo che ci sia qualcosa di più creativo e vitale da mettere in campo? A quali parole abbiamo dato un senso sbagliato? Siamo cadute anche noi nella trappola dei ruoli femminili ( le donne necessariamente buone ) e nella comodità degli stereotipi che, si sa, risparmiano la fatica di pensare? In questi giorni ho letto ( e sono rimbalzati anche da segnalazioni di amiche via email) due articoli che mi sembrano molto utili per cominciare a fare un po’ di ordine nelle stanze disordinate dei nostri pensieri: un intervento di Franca Fossati sul sito www.donnealtri.it, dal titolo “Come Palin fa soffrire noi donne di sinistra”, e un articolo di Alessandra Bocchetti (ma come ci è mancata!) su L’Unità del 18 settembre dal titolo “Se le donne ci sono”. Perchè non ce li leggiamo, ci pensiamo un po’ su e ne parliamo, magari usando il nostro blog o per email?

Se le donne ci sono