Una comunità perduta è l’ultimo affascinante romanzo di Doris Lessing, pubblicato nel 2007 e in Italia solo da poche settimane. Appartiene a quel filone, poco noto in Italia, in cui si collocano altri suoi romanzi ispirati dalla fantascienza, sia applicata al futuro che al passato, come Memorie di una sopravissuta, Mara e Dan e altri. I temi e cari a Lessing si ritrovano anche qui: lil tema della memoria, della differenza femminile e del rapporto tra uomo e donna. Qui si ricostruisce la storia dell’umanità da tempi primordiali, in una potente commistione di mito, favola, allegoria, e stupefacente creazione visonaria. Il tema, secondo Lessing, le è stato suggerito da una precisa teoria scientifica, che dà il via alla narrazione. Riporto qui di seguito la prima pagina, che funge da introduzione al romanzo e alla poetica di questa scrittrice che tanto amiamo.
” In un articolo scientifico di recente publbicazionesi afferma che i primi essere umani probabilmente erano di sesso femminile; i maschi sarebbero apparsi in un secondo momento, per una sorta di ripensamento cosmico. Mi rifiuto di credere che tale comparsa successiva non abbia causato dei problemi.In effetti mi ero già pèosta la questione, chiedendomi se gli uomini non appartenessero a una specie meno antica, a una variante posteriore. Non possiedono la concrertezza che contraddistingue le donne, le quali hanno ereditato, a quanto pare, una naturale attitudine a entrare in armonia con la realtà. Sono convinta di esprimere un’opinione pressochè generalizzata, anche se risulterebbe arduo formulare una definizione. In confronto a noi ,gli uomini si dimostrano poco stabili, incostanti. Che siano un esperimento della Natura?
L’intera problematica alimenta una serie di congetture, da cui scaturisce quella capacità immaginativa che dà vita ai racconti. La storia che segue descrive ciò che potrebbe essere accaduto quando la prima volta le Cleft partorirono un maschio”.
Doris Lessing, Una comunità perduta. Editore Fanucci, 2008.
Febbraio 2008
Dom, 24 Feb 2008
Gio, 21 Feb 2008
Femminismi. Emily Torino li racconta a iscritte e simpatizzanti
Scritto da Lippolis in Fatti e ParoleEmily in Italia-Torino propone alle sue iscritte e simpatizzanti un ciclo di otto incontri sui femminismi a Torino a partire da martedì 26 febbraio 2008. “In una fase storica così complessa per le donne – scrive Emily Torino in una nota stampa – sentiamo il bisogno di rafforzarci e unire le idee, i pensieri e le pratiche per essere più incisive.Pensiamo che per fare questo sia necessario riannodare i fili che sono stati tessuti negli ultimi 40 anni e continuano ad essere alimentati da decine di donne a Torino.Tra noi c’è chi avverte il desiderio di appropriarsi maggiormente dei saperi elaborati dalle donne a partire dai movimenti degli Anni Settanta fino ad oggi. Ma c’è anche chi essendo stata protagonista fin da allora dei movimenti femministi sente oggi rinnovato il bisogno di dialogare con le altre donne che lo sono state di meno o lo sono state altrove.In questi incontri ci racconteremo e confronteremo a partire dalle narrazioni di alcune donne che sono state e sono tutt’ora attive nei movimenti femministi qui a Torino, che proveranno a raccontarsi partendo da quello che sono oggi, rileggendo il percorso che hanno fatto, ricordando e reinterpretando alla luce di oggi, gli eventi e i momenti più significativi della loro crescita personale e collettiva. L’obiettivo di questo ciclo di incontri è dare impulso alla costruzione di un linguaggio condiviso, un traguardo non facile, ma verso cui vogliamo provare a muoverci, per poter dialogare e confrontarci con maggiore profondità, nel rispetto delle diverse posizioni. I femminismi sono molto più intrecciati e mescolati di un tempo, ma forse proprio per questo è importante rivisitare i diversi elementi simbolici che compongono i possibili modi di sostenere e promuovere oggi l’autonomia di pensiero e di pratiche delle donne. Questi incontri possono offrire la possibilità di riappropriarci di pensieri e pezzi di storia, che sono le radici di tante, delle cose che facciamo, e per ciascuna di noi, di partecipare, attraverso la pratica del partire da sé, ad un’esperienza di condivisione e confronto che potrà alimentare una nuova progettualità sia individuale che collettiva. Gli incontri si svolgeranno dalle h 18.00 alle 20.00 in Via Fabro n. 5, presso la sede della Galleria delle Donne, e proseguiranno con un drink, aperitivo o cena presso il bar interno. Questo il programma:martedì 26 febbraio: Aida Ribero, Che cosa fa inciampo alla libertàmartedì 4 marzo: Che cosa fa inciampo alla libertà (seconda arte)martedì 18 marzo: Cristina Bracchi e Valeria Gennero, Percorsi di femminismo tra didattica e ricerca. Pratiche di lettura e politiche di genere nell’esperienza docentemartedì 25 marzo: presentazione di gruppo a cura di Jessica Ferrero e Laura Scagliotti, Oggi impegnate alla Casa delle donne e all’Alma Mater: dalle pratiche del separatismo, la liberazione sessuale, i collettivi, l’autocoscienza, l’intercategoriale donne (prima parte)martedì 1 aprile: presentazione di gruppo a cura di Jessica Ferrero e Laura Scagliotti, Oggi impegnate alla Casa delle donne e all’Alma Mater: dalle pratiche del separatismo, la liberazione sessuale, i collettivi, l’autocoscienza, l’intercategoriale donne (seconda parte)martedì 15 aprile: Milli Tpja, La creatività delle donne e la pratica del separatismolunedì 21 aprile: Chiara Saraceno, La prospettiva di genere nella ricerca sociologicamartedì 6 maggio: Daniela Dicarlo, La parola e le pratiche femministe: dal desiderio di relazioni collettive politiche tra donne protestanti
Mer, 20 Feb 2008
Ci vediamo giovedì 28 febbraio, alle 17.30 al Caffè letterario (Museo delle Genti, Pescara vecchia), per organizzare il sit in dell’8 marzo in Piazza Salotto.
Per difendere la 194 e ribadire che la libertà femminile non è negoziabile.
Mer, 20 Feb 2008
Di 8 marzo ne abbiamo vissuti moltissimi, e da molti anni ne deprechiamo la ritualità, il consumismo, la perdita di senso. Quest’anno è anche il centenario, un anniversario in più? Questa data ci fa un po’ impaccio, è vero, e non è per il centenario che ci ritroveremo ancora una volta insieme, noi più anziane e le giovani di oggi, che un po’ stupite assistono a questo incredibile clima da caccia alle streghe che sta montando in Italia. Una legge che nessuno a parole osa dire di voler cancellare ma che nei fatti e nei comportamenti si continua a colpevolizzare come causa e non rimedio dell’aborto; il disprezzo per il corpo delle donne; il volerle considerare portatrici di morte e non di vita. In questi giorni si sono spese molte parole.
Ci vedremo in Piazza Salotto, a Pescara, come in tante altre piazze di Italia, per un sit in: 8 marzo, dalle 16 alle 19, per ribadire che la nostra libertà non è negoziabile.
Mar, 5 Feb 2008
Trovo di una violenza inaudita questo ormai assordante clamore sollevato da tante anime belle a proposito di vita, morte, feti e legge 194. Pensavamo di poter evitare di parlare della proposta di Ferrara sulla moratoria nell’applicazione della legge 194, anche se molte voci di donne lo hanno fatto in questi giorni con molta autorevolezza e competenza “femminile”; cito in particolare il sito www.donnealtri.it, che ospita anche una voce maschile, quella di Alberto Leiss,che vi invito a leggere, insieme ai tanti di firme illustri dell’intellettualità femminile, a partire da Letizia Paolozzi e Franca Chiaromonte (vai al link nella parte Donne in rete). Ma ora c’è anche il documento dei direttori delle cliniche di ostetricia e ginecologia delle Università romane, che invita a rianimare i feti abortiti e i neonati in estrema prematurità, anche contro il volere delle madri. E’ davvero troppo. Avevamo immaginato che si sarebbe arrivati a rimettere in discussione la L.194, a dispetto delle tante ipocrite rassicurazioni a cui non abbiamo mai creduto. Ma forse non avevamo pensato che si sarebbe organizzata una strategia così articolata (il bravo giornalista teo con, il bravo presidente di regione, le cliniche cattoliche). Che dire di diverso da quello che abbiamo sempre sostenuto? Che siamo antiabortiste anche noi, da sempre, nel senso che consideriamo auspicabile che ci siano meno aborti e non più aborti. Le leggi sull’aborto – in particolare quella italiana, pur così combattuta – non fanno aumentare gli aborti, ma li fanno diminuire. Perché la decisione di abortire oggi non riguarda donne forti, consapevoli, indipendenti. E’ di donne che non riescono a gestire la loro sessualità, per ignoranza o solitudine o difficoltà di vita. La legalizzazione dell’aborto ha aiutato e aiuta le donne a maturare un rapporto più sereno con il proprio corpo e con la propria capacità riproduttiva, perché fa uscire dall’oscurità la sessualità femminile. Perché diffonde la consapevolezza e la contraccezione. Se non ci fosse una legge ci sarebbe il ricorso all’aborto clandestino. La donna sa con il corpo che quella che porta dentro è una vita “in potenza” non solo perché è priva di coscienza e di relazioni ma perché non può esistere senza il corpo della madre. “L’uno si divide in due, ma la seconda entità è unita alla prima in modo così inscindibile che la donna nel momento in cui decide di eliminarla pensa di eliminare parte di se stessa. Per questo soffre, ma non si sente in colpa. Per questo parla di aborto e non di omicidio, per questo nel momento in cui la stacca da sé e si contrappone all’evento naturale della nascita compie un atto di violenza ma che è rivolto soprattutto al suo corpo che potrebbe diventare altro, e non ad un altro corpo”. E’ un legame misterioso, che continua a fare paura.
Lun, 4 Feb 2008
No al velo nelle università: mobilitate 100mila donne in piazza per protesta (Istambul). Tensione alle stelle nel Paese, dopo che venerdì scorso Yusuf Ziya Ozcan, da qualche mese nuovo capo dello Yok, la Conferenza dei rettori, non ha voluto esprimere la sua posizione sulla liberalizzazione del turban, il velo islamico, dicendo che si trattava di una riunione fra accademici e bisognava parlare solo di argomenti attinenti all’attività universitaria. Ozcan è stato nominato due mesi fa dal presidente della Repubblica Abdullah Gul ed è vicino alle posizioni del governo islamico moderato. Sempre nella mattinata di venerdì, molti rettori delle maggiori università turche hanno letto un documento che va palesemente contro il loro capo, nel quale hanno dichiarato che la liberalizzazione del velo è un atto “contro la democrazia nel Paese e lo Stato laico”.
Sabato ad Ankara donne di diverse organizzazioni sono scese in piazza, contro la decisione del governo, che difende l’emendamento, sostenendo che rientra nelle riforme necessarie “a raggiungere l’obiettivo strategico di piena adesione all’Ue”, Lo ha affermando il ministro degli Esteri, Ali Babacan che, pur riconoscendo la libertà di indossare il velo, è convinto che quest’ultimo contribuirà ad assicurare “una democrazia di primo ordine in cui la libertà viene rispettata pienamente in tutto i campi”. Un concetto ribadito anche dal presidente Erdogan: “oggi vedo donne senza velo e donne con il capo coperto, questa e’ la Turchia che voglio vedere” ha detto il premier durante un comizio del suo partito.
Dopo che commissione affari costituzionali del Parlamento ha analizzato la bozza dell’Akp, il Partito islamico-moderato per la Giustizia e lo sviluppo e quella del Mhp, il partito nazionalista, il voto è previsto per mercoledì e sabato prossimi.
Contro il provvedimento, venerdì e sabato si sono registrati momenti di tensione fra studenti e polizia e i rettori sono dovuti intervenire per placare la situazione.
Lun, 4 Feb 2008
Ogni anno sono 30.000 i decessi per infarto in Italia tra le donne, contro gli 11.000 per tumore al seno. Lo ha rivelato una ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sulla salute delle donne (Onda), in occasione della conferenza ‘Cuore al femminile’ che si è tenuta a Milano.
Francesca Merzagora, presidente di ONDa ha spiegato che la donna, per la sua maggiore resistenza al dolore “spesso sottovaluta sintomi che nell’uomo sono ritenuti il campanello d’allarme per alcune complicazioni come l’infarto. Per questo è necessario che venga sviluppata una maggiore conoscenza dei disturbi e dei metodi di prevenzione”.
“I sintomi clinici della malattia cardiovascolare – ha spiegato la dottoressa Annachiara Nuzzo, della Cattedra di Cardiologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia - vengono spesso descritti dalle pazienti come sensazioni di dolore e bruciore di secondaria importanza e quindi più difficili da associare, ad esempio, all’angina. Questo può ritardare il riconoscimento della malattia e compromettere l’efficacia delle cure. La donna viene spesso ’sottodiagnosticata’ anche perché si sottopone meno frequentemente a quelle indagini diagnostiche considerate più invasive più efficaci come la coronarografia, ritenute di pertinenza prevalentemente maschile. La situazione sta migliorando grazie alla prevenzione”. Le cause dei disturbi cardiaci possono essere lo stress prolungato nel tempo, il fumo, l’alimentazione scorretta, la sedentarietà, gli alti livelli di colesterolo e trigliceridi; tali fattori possono, infatti, determinare un progressivo irrigidimento della parete delle arterie e l’accumulo di grasso sottoforma di placche. Nelle coronarie questo tipo di problema può portare a patologie cardiache, tra i quali l’angina e l’infarto, mentre nelle arterie cerebrali può essere causa di ischemia e ictus. “Per prevenire la comparsa di malattie e complicazioni cardiache – ha aggiunto la dottoressa Nuzzo - è necessaria una dieta equilibrata, che mantenga costante il peso corporeo e i valori della pressione sanguigna, una regolare attività fisica e, nel caso dei fumatori, è opportuno ridurre, se non addirittura eliminare, il numero di sigarette. Anche il diabete può favorire la comparsa di disturbi cardiaci ed è quindi importante monitorare la propria glicemia”.
La ricerca ha dimostrato che la presenza di estrogeni garantisce una maggiore protezione dalle malattie cardiache ed è quindi durante la menopausa che il rischio aumenta: dopo i 50 anni si ha, infatti, la maggiore incidenza di complicazioni tra le donne.
Nell’uomo questo tipo di malattie si manifestano molto prima e per questo motivo, in passato, venivano ritenute un problema prevalentemente maschile. Le cause e i rischi a cui entrambi i sessi vanno incontro sono gli stessi, ma la sostanziale differenza riguarda la diversa percezione dei disturbi nella psicologia femminile. La malattia cardiovascolare nella donna presenta una sintomatologia atipica, più blanda e quindi più difficile da diagnosticare.
Insomma, “il cuore delle donne, appassionato, coinvolto e spesso bistrattato, ha bisogno di un’attenzione in più”, ha concluso la senatrice Emanuela Baio, parlamentare che ha aderito a Onda, la quale ha consigliato una maggiore cautela preventiva, “perché da questa dipende un’esistenza migliore per sé, per i propri cari e per l’intera comunità”.
Lun, 4 Feb 2008
”Il femminismo non ha combattuto alcuna guerra, non ha ucciso alcun opponente politico, affamato nessun nemico, praticato alcuna crudeltà. Le sue battaglie sono state per l’educazione, per il voto, per le migliori condizioni di lavoro, per la sicurezza delle strade, per la cura dei bambini, per l’assistenza alla vitime di stupro, per riformare le leggi giuste. Se qualcuno dice Oh io non sono femmnista! io le chiedo sempre “Oh come mai”?. E’ questo il pensiero che fa da sfondo alla manifestazione culturale dal colletivo “Memoria e Desiderio delle donne” di Padova che vuole rievocare l’importanza storica e il significato del ‘ 68 e del femminismo. L’ iniziativa intitolata ‘1968-2008: Memoria e Desiderio delle donne’, che prevede mostre fotografiche, seminari, dibattiti e spettacoli, ha il fine di aprire un dialogo fra le ragazze di ieri e le ragazze di oggi su ciò che accadeva, ciò che accade e ciò che le donne desiderano accadesse nel futuro. “Il 68- scrivono le donne del collettivo- è entrato nei libri come uno degli snodi più importanti e complessi della storia contemporanea e pure una certa comunicazione dei media così come alcune dichiarazioni pubbliche di politici anche del centro-sinistra tende a descrivere il sessantotto e i successivi anni settanta come un periodo poratore di cambiamenti complessivamente deleteri, il cui unico risultato storico sarebbe stato quello di indicare la strada della violenza come risoluzione dei conflitti sociali”. Una lettura che questo evento mira a scongiurare poichè troppo riduttiva e strumentale declinando la scelta della violenza a tutti i movimenti di quegli anni. Un misconoscimento pesante che non tiene conto di chi si è speso per l’ impegno sociale, per gli ideali di egualitarismo, antiautoritarismo, accoglienza delle diversità, difesa dei più deboli e dell’ambiente, promozione della creatività che il sessantotto conteneva. Di questa scelta le protagoniste sono soprattutto le donne, dando vita ad un movimento di critica e lotta contro la violenza e la sopraffazione nelle relazioni fra le persone, fra i sessi, generi, convinzioni e credi, classi sociali, etnie e Stati. Diritto delle donne si è declinato come libera scelta del proprio stile di vita, gestione del proprio corpo, della maternità, dei rapporti di lavoro e di pensiero. Una svolta che ha modificato radicalmente la storia del rapporto tra i sessi e le relazioni umane, aprendo la strada alla rivendicazione dei diritti civili per tutti gli esseri umani. Ma questa conquista è esposta a rischio di reazionismo - avverteno le donne di “Memoria e desiderio” se non si prende la consapevolezza di ribadire, approfondire e adeguare al presente l’impegno che hanno compiuto le donne. La sfida, l’iniziativa “68-2008 la rivolge soprattutto alle giovani di oggi che non hanno forse ricevuto sufficiente informazioni sul percorso del femminismo e sulle sue conquiste, conoscendole come dati di fatto del loro presente, legittimi e scontati. Ecco perchè il programma dell’ iniziativa è stato pensato in modo tale che passato e presente non seguano necessariamente la successione temporale, ma che convivano e si confrontino all’interno di ognuno degli eventi previsti. Le tematiche affrontate riguarderanno la soggezione della libertà, della salute, della maternità, del lavoro, della migrazione, della religione, della rappresentazione, della creatività, confrontando obiettivi e acquisizione del movimento del sessantotto e degli anni settanta con la realtà attuale delle donne. Creative saranno le forme di questa riflessione, gioiose, coinvolgenti e si utilizzeranno strumenti di comunicazione che il sessantotto e gli anni ’70 hanno offerto: la parola, i gesti, le danze, le immagini, la musica, il teatro e l’introspezione.
Dom, 3 Feb 2008
E’ stato inaugurato il 26 gennaio con il monologo “Luisa”, di e con Bruna Braidotti, il progetto “drammaturgia e violenza alle donne” sviluppato dal Teatro delle Donne di Firenze. Attraverso questo progetto il Teatro mira ad approfondire il tema del legame tra la drammaturgia e la violenza alle donne, cercando di analizzare in particolare il modo in cui le autrici si sono confrontate con il tema : ad esempio attraverso la scelta autobiografica o della narrazione di eventi di cronaca.
Il primo spettacolo di questo progetto, “Luisa” nasce da un confronto e da una collaborazione continua tra l’autrice / attrice, Bruna Braidotti e moltissime altre donne, appartenenti ad ambienti anche molto differenti.
“Luisa” è una donna sicura di sé con una serie di storie sbagliate da cui esce sempre perdente. Una vita sostanzialmente normale. Ma basta la sua immagine riflessa nello specchio del bagno per aprire il vaso di pandora di un’infanzia bruciata dalla violenza sessuale e da una vita che da quel momento in poi è un continuo mascherare e nascondere. Sarà il ricordo della madre ad aiutarla nel recupero di se stessa e della sua identità.
Al termine dello spettacolo si è tenuto un incontro sul tema della violenza contro le donne a cui hanno partecipato l’avvocata Wanna Del Buono dell’Associazione Artemisia e Bruna Braidotti.
Bruna Braidotti, ha ottenuto di recente un riconoscimento come autrice di teatro con il premio “Donne e teatro” Premio Roma 2007 di scrittura teatrale femminile con un altro testo “Italia” definito nella motivazione “…. raro esempio di teatro civile osservato con occhio femminile”. Anche Luisa è un testo di impegno civile il cui intento è far parlare di questi temi per sviscerarne il più possibile le dinamiche scatenanti.
Dom, 3 Feb 2008
Léonora Miano, con il suo Notte Dentro ha vinto il Premio Grinzane Cavour 2008 come miglior autore esordiente. Un ritratto moderno e appassionante del continente nero con i suoi rituali, magie e contraddizioni
Ayané, la protagonista del romanzo, dopo essersi trasferita in Francia per studiare torna a Eku, il suo villaggio natale situato nel cuore dell’Africa. Lì si scontra con i codici e le regole ataviche che da sempre reggono la comunità, un mondo a cui lei non sente di appartenere e che, al tempo stesso, la rifiuta. Il paese è devastato dalla guerra civile, e una sera alcuni miliziani invadono il villaggio in cerca di nuove reclute. Ma soprattutto, sostenendo di voler restituire all’Africa la sua anima più autentica, i soldati costringono gli abitanti a infrangere uno dei maggiori tabù e a compiere un sacrificio efferato. Ha inizio una lunga notte che inciderà profondamente sulla coscienza di tutti quelli che vi assistono e che, paradossalmente, spingerà la protagonista a riappropriarsi delle sue origini.
Léonora Miano è nata a Douala (Camerun) nel 1973 e vive a Parigi. Notte dentro, il suo romanzo d’esordio, è stato giudicato dalla rivista francese “Lire” come migliore opera prima del 2005 e ha vinto numerosi premi letterari: Les lauriers verts de la forêt des livres - Révélation 2005, Prix Louis Guilloux 2006, Prix Montalambert du premier roman de femme 2006, Prix René Fallet 2006, Prix Bernard Palissy 2006.
Nel corso del 2008 Epoché pubblicherà il secondo romanzo dell’autrice, I contorni dell’alba.
www.epoche-edizioni.it