Novembre 2007


Meno dell’1% del totale dei partner violenti viene condannato (Roma) Un protocollo d’intesa tra Istat e Ministero Pari Opportunità per un monitoraggio continuativo condotto dall’Istat sul fenomeno della violenza alle donne è stato annunciato ieri in occasione dell’incontro al Ministero nel corso dell’assemblea sulla violenza promossa ieri dalla Ministra Pollastrini. Linda Laura Sabbadini (Direttora Generale dell’Istat), presente all’incontro, dati alla mano ha sottolineato come nel 79,7% delle violenze sessuali i responsabili sono partner e il 10% del milione di stupri l’anno può essere imputato a stranieri”.L’estraneo e’ autore del 6% degli stupri, ma la gran parte dei casi avvengono fra le mura domestiche ad opera di partner o ex partner. Sono circa 6.800.000 le donne fra i 16 e 70 anni (32%) che hanno subito un atto di violenza fisica o sessuale; se si considera anche quella psicologica la quota sale ad oltre 12 milioni di italiane. In generale, 4 milioni riguardano violenze fisiche, 5 milioni sessuali, un milione di stupri. Nel 67,4% dei casi si tratta di violenza ripetuta, soprattutto in famiglia. Il 91,1% della violenza sessuale e’ ripetuta. Negli ultimi 12 mesi, le violenze fisiche o sessuali sono state 1.250.000, il 5,4%. Gran parte delle violenze rimangono nel sommerso, solo il 7% è denunciata. Anche le minacce e i maltrattamenti sono commessi per il 60% dai partner e nel 64,2% sono gravi. Solo il 18% delle donne pensano che la violenza del partner sia reato. Solo un quarto degli autori dei fatti viene imputato e solo l’8% è condannato. Alla fine, meno dell’1% del totale è condannato. Circostanza, quest’ultima, che non incoraggia certo a denunciare uno stupro, soprattutto se il violentatore e’ il proprio marito o fidanzato.

 

 

Venerdì 16 novembre ’07, ore 18
Libreria Book & Wine
CHIARA INGRAO
parlerà con noi del suo ultimo romanzo
 IL RESTO E’ SILENZIO
(Baldini Castoldi Dalai editore)
Vedi la recensione del libro nella sezione del sito La nostra biblioteca.

L’incontro con Chiara Ingrao apre la settimana di iniziative organizzate dall’associazione Mila Donnambiente, Srebrenica, giornate della memoria.
A breve il programma completo.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

24 Novembre 2007 – Roma
L’Associazione Ananke, in collaborazione con il Centro di Cultura delle Donne Margaret Fuller, Vi invita a partecipare alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, che si terrà a Roma il 24 Novembre in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza alle donne (25 Novembre).
Riteniamo che la manifestazione risponda ad un bisogno diffuso di dire basta alla violenza quotidiana contro le donne ed in particolare alla violenza esercitata tra le mura domestiche, tanto più che le risposte della politica tardano a venire e si accentrano invece sulla questione della sicurezza.
Si partirà il giorno 24 alle ore 10.00 dal Piazzale Stazione Vecchia di Pescara (secondo punto d’incontro Dragonara Chieti-Scalo) con rientro per le ore 22.00 circa. Il prezzo del biglietto autobus (A/R ) è di Euro 15.

Per informazioni e prenotazioni (entro il 15/11) telefonare al numero del Centro Antiviolenza Ananke: 085 4283851 il Martedì e Venerdì dalle ore 09.30 alle 17.30.

Se volete fare i giustizieri, non in nome delle donne

Giovanna Reggiani non potrà raccontare che cosa è accaduto. E’ morta, dopo essere stata seviziata e violentata. Ma è stata violentata due volte. Prima da un uomo, poi dai politici, di destra e di centro-sinistra che approfittando nella maniera più bieca della sua tragica storia hanno fatto carta straccia dello stato di diritto e del benché minimo residuo di civiltà. Da chi, con la scusa che quell’uomo è rumeno, ha colto l’occasione per criminalizzare un intero popolo e tutti i migranti, chiedendo e ottenendo di trasformare la parte del pacchetto sicurezza che riguarda le espulsioni in un decreto legge da approvare subito, invocando leggi speciali come se fossimo in guerra. Hanno, cioè, usato il corpo di quella donna, di tutte le donne, per affermare il loro potere. Un potere maschile e xenofobo. Stiamo assistendo in queste ore all’uso spregiudicato che viene fatto del dramma della violenza contro le donne, e della legittima paura di chi si sente indifeso e è lasciato solo nel degrado degli spazi urbani, per legittimare una logica sicuritaria ben lontana dal risolvere il problema. Non è un caso infatti che la stretta repressiva sia avvenuta davanti a una violenza da parte di un migrante. Così la soluzione è facile, e anche molto antica: si individua un nemico esterno, e si fa finta che il problema sia il mostro, lo straniero, colui che viene da lontano. Ma così si passa ancora una volta sotto silenzio la cosa più importante: che la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne italiane sono uomini italiani. E’ un massacro quotidiano che avviene dentro la famiglia da parte di mariti, di padri, di fratelli e di fidanzati. Nelle stesse ore in cui tutte le agenzie di stampa e i telegiornali sparavano in primo piano la notizia del “rumeno”, un bravo italiano dava fuoco alla convivente sudamericana . Dovremmo forse chiedere l’autoespulsione degli italiani da questo paese perché incivili. Ma invece vogliamo prendere le distanze da questo clima di guerra, anticostituzionale, pretendere che non venga giustificato in nostro nome, per la nostra libertà. Ma la nostra libertà è da un’altra parte, nella direzione opposta. Dobbiamo respingere chi ci usa per alimentare scontri di civiltà con paesi lontani, ma anche vicini come la Romania che fa parte dell’Ue, e aprire il vero conflitto sul rapporto con gli uomini, chiedere loro conto sul perché così spesso la difficoltà del portare avanti una relazione si trasforma in gesto violento che annienta, fino a togliere la vita. Guardare dentro la violenza dei gesti banali, delle parole, dell’uso spregiudicato del corpo femminile per fini commerciali, che lo riduce a oggetto da possedere. E’ uno sforzo che va fatto su vari livelli. Non ultimo quello mediatico. Lì si costruisce il mostro, si dà priorità alle notizie, si celano i dati più allarmanti per usare un singolo caso come testa d’ariete di un governo repressivo. Se l’uomo che uccide o stupra o violenta è un parente, cala il silenzio. La notizia diventa piccola, sempre più piccola, poi invisibile. I dati statistici ci riportano alla realtà, quando denunciano che il 90% delle violenze avviene in famiglia . Ma se l’uomo violento è un migrante non c’è scampo, non c’è speranza. La campagna mediatica parte ancora prima che si accerti la dinamica dei fatti, come è successo a Erba e a Perugia, e ancora, per poi scoprire che l’assassino è il vicino di casa o il marito.

Adesso basta. Le parole e la retorica sono diventate insopportabili. La morte di Giovanna, la donna di 47 anni aggredita, violentata e seviziata a Roma, da un cittadino rumeno è l’ennesimo orrore che si è consumato in una nostra città. La violenza contro le donne è ormai una drammatica emergenza sociale che chiama in causa coscienze e istituzioni. Non passa giorno senza che sulle pagine dei giornali non si parli di donne, ragazze, bambine vittime di abusi. Non sempre fanno notizia. Spesso, anzi, diventano una breve con la quale si prende atto che è stato denunciato il padre, lo zio, il nonno, il fidanzato. Solo l’orrore del massacro rompe la routine della quotidianità. Non è più tempo di nascondere le responsabilità individuali e collettive. Leggi efficaci, processi celeri e pene certe sono strumenti necessari ma non sufficienti. Tocca alle Istituzioni agire in questo senso per combattere la violenza e sostenere le donne maltrattate. Per questo credo che, nonostante l’emergenza dei conti ,
la Regione Abruzzo non avrebbe dovuto tagliare i finanziamenti per i centri antiviolenza. È urgente ripristinarli già dal prossimo bilancio. Le  vittime di abusi hanno bisogno di strutture adeguate e non di parole. Non è più tempo di convegni, non possiamo più stare zitte. Secondo i dati dell’Onu l’aggressività maschile è la prima causa di morte per le donne di tutto il mondo. La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura e religione e senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà. Per questo ho deciso di aderire alla manifestazione che si terrà a Roma il 24 novembre, alla vigilia della giornata mondiale contro la violenza di genere. Saremo in tante, anche dall’Abruzzo,  a prendere la parola per dire che le  donne hanno il diritto di decidere della propria vita. Di fronte a quella che è una vera emergenza sociale occorre che tutti, donne e uomini, facciano finalmente qualcosa di concreto per superare i conflitti. È una scelta di civiltà.