Agosto 2007


E’ uscito l’ultimo numero della rivista Leggendaria, un numero monografico bilingue - italiano e spagnolo - tutto dedicato ad un solo paese: il Perù. È la realizzazione di un progetto dettato dall’interesse e dalla passione, e esce in occasione della XII Fiera Internazionale del Libro di Lima (19/29 luglio 2007), in cui l’Italia è ospite d’onore.
Nata nel 1986 come supplemento al mensile Noidonne, Leggendaria. Libri Letture Linguaggi è diventata una testata autonoma nel gennaio 1997, ora distribuita in libreria e per abbonamento. Ideata e diretta da Anna Maria Crispino, è prodotta da un piccolo nucleo redazionale di sole donne che si avvalgono però di un ampio giro di collaborazioni qualificate che non escludono le firme maschili. La rivista assume il pensiero delle donne come punto di vista collocato e privilegiato per la critica del presente: ha un approccio multidisciplinare e multiculturale, ed è particolarmente attenta alla trasmissione generazionale. Una volta l’anno, Leggendaria mette a tema una città o un territorio e si sdoppia: due fascicoli, uno di articoli e brevi saggi, l’altro di testi inediti (racconti e poesie), entrambi corredati da immagini originali . E’ raccomandato l’abbonamento.
www.leggendaria.it

La parola Danza deriva dal sanscrito “tahna” che significa “gioia di vivere” e la Danza Orientale, impropriamente conosciuta come “Danza del Ventre”, e’ carica di significati simbolico-spirituali e religiosi. La sua origine è sacra, nasce infatti come culto della dea Ishtar, la Grande dea Madre Mesopotamica, dea della creazione, della vita, della fertilità, della luna (anch’essa simbolo di vita), della guerra e dell’amore. Esalta la potenza del corpo femminile, la sua capacità di trasformarsi, la sua flessibilità e la sua forza. Malìka terrà a partire da settembre a Pescara un corso annuale, con lezioni a cadenza settimanale. 

Per informazioni e prenotazioni: 347.1942649 

 

 

                                         Il resto è silenzio, romanzo di Chiara Ingrao 
                                    
                 (Baldini Castoldi Dalai editore),  pag. 156, 16 euro    

“In silenzio, lei si è fatta spazio nella mia vita, in punta di piedi. In silenzio ha aperto la sua valigia, e ha messo le sue cose nel mio armadio, in bell’ordine. Non c’era altra soluzione, di armadi ne avevo uno solo”. La voce narrante del romanzo è quella della protagonista, Sara, che di mestiere è interprete; l’altra è Musnida, e svolge lo stesso lavoro di Sara, nella cui vita era comparsa all’improvviso esule dalla Sarajevo assediata e distrutta. Quasi inevitabile offrirsi di ospitare quella donna così provata e farle spazio nella propria casa, ma subito emerge la difficoltà a misurarsi con il dolore; entrambe sono abituate a lavorare con le parole, ma il dolore non sanno dirlo: Musnida si porta dentro il dolore per la guerra, per il proprio paese perduto, per la propria città, e per la sorella uccisa. Sara non riesce ad accogliere il dolore  nella propria vita, per la paura di farsene travolgere.  E così entrambe scelgono il silenzio.  Ma perché te la sei presa in casa? Quando Sara sente per caso queste parole su un autobus, viene aggredita dai ricordi: di quando, nei mesi difficili dopo l’abbandono del marito, dodici anni prima, Musnida viveva con lei. Ma perché te la sei presa in casa? le ripeteva continuamente sua sorella, allora. Anche Musnida, aveva una sorella: un’eroina, uccisa mentre tentava di recuperare il corpo di uno dei fratelli, morti combattendo su fronti opposti. L’Antigone di Sarajevo, avevano scritto di lei i giornali. Musnida, invece, era un soggetto imbarazzante: una sorella opaca, come la Ismene di Sofocle. Eppure anche Ismene ha una sua verità. Una voce antica, che si intrufola a tratti nei goffi tentativi di Sara di decifrare i misteri di Musnida, della sua famiglia, della sua terra. Nel faticoso dipanarsi di vita quotidiana e grovigli esistenziali irrisolti, fra le tre coppie di sorelle (quella di quaggiù, quella di laggiù, quella del Mito) rimbalzano come in un gioco di specchi gli interrogativi dell’oggi: le guerre infinite, le barriere che frantumano le identità e la vita, la paura dell’Altro che fa da scudo alla paura di ascoltare noi stessi.
Chiara Ingrao, che nel 2005 aveva pubblicato Soltanto una vita, un testo insolito e coinvolgente costruito intorno alle parole della madre, ci colpisce ancora una volta con questo romanzo che sembra voler sfuggire alle forme codificate della narrazione. Accanto alla voce narrante infatti prende vita sulla pagina, segnalata dal corsivo, anche la voce di Musnida che racconta l’eterna vicenda di Tebe, di Antigone e di Ismene, di tutte le guerre e di tutte le sorelle e i fratelli che le hanno attraversate, e della nostra colpevole cecità.
Maristella Lippolis

Si è costituito ieri sera a Pescara il comitato promotore della campagna 50e50 per organizzare la raccolta delle firme per la proposta di legge. Entro novembre dovremo raccogliere 50.000 firme perchè ci sia una presenza paritaria in tutte le liste di qualunque competizione elettorale. Per informazioni: ma.franca@tin.it
Oppure vai sul sito www.50e50.it