Luglio 2007


Il Laboratorio per la buona politica è nato nel 2000, per tentare di mettere insieme la passione per la politica di alcune di noi con lo sguardo di genere. Perché questa passione è stata troppo poco indagata dalla donne, ed è stato più facile parlare della sua necessità che non del suo desiderio.
Abbiamo lavorato dividendoci in gruppi, per indagare sulla città con il nostro sguardo, dal punto di vista delle relazioni, e sul pensiero delle donne intorno alla politica attraverso lo studio di filosofe.
All’interno di questo secondo gruppo sono maturate riflessioni sulla politica delle quote, sul rapporto tra donne e potere, sul rapporto tra eleggende/elette e elettrici.
E abbiamo scritto il Decalogo sulla buona politica.

Nel 2005 dal Laboratorio è iniziata una mobilitazione estesa a tutta la Regione per eleggere molte donne in Consiglio Regionale. La strategia di stare nel contesto cercando di influenzare i giochi già fatti forzando dall’esterno con elementi di discontinuità, il richiamo massmediatico, il confronto diretto con partiti e candidato presidente, la raccolta di firme, l’appello, ha segnato un importante successo con cinque donne candidate e elette nel listino, due nei collegi, e due donne in giunta. Nessuno si aspettava che avremmo osato e ottenuto tanto, anche se subito dopo è iniziato un lavorio più o meno esplicito di delegittimazione di quel risultato, soprattutto da parte degli yes man dei DS e dei signori delle preferenze.
Il risultato più importante è stato aver eletto Maria Rosaria La Morgia, che per noi rappresentava un progetto politico, un investimento, il valore di una appartenenza al mondo delle donne.

Il bilancio ad oggi vede molte ombre e poche luci: l’impegno a mantenere la relazione con il mondo delle donne che aveva contribuito alla loro elezione e stato mantenuto solo da Maria Rosaria La Morgia , per modalità e contenuti del suo agire politico.
Abbiamo di recente inviato una lettera a tutte le consigliere e assessore, per chiedere loro un incontro su questi temi, che si terrà nel mese di settembre.

Vogliamo comunque ribadire che a noi interessa che si affermi il discorso del femminile nella politica, e non una generica presenza di donne. Vogliamo esplicitare quello che ci aspettiamo dalle donne che sono e saranno nella politica, le condizioni in base alle quali daremo loro la nostra fiducia e che ognuna di noi si impegnerebbe a rispettare se le capitasse di avere un ruolo politico attivo.

Perché siamo così esigenti con le donne che fanno politica? Perché più o meno consapevolmente (qui sta il punto, nella consapevolezza e nella sua esplicitazione) a una donna affidiamo il nostro desiderio di una politica diversa, da lei la pretendiamo, anche quando è lì senza aver esplicitato il suo volersi spendere per affermare e praticare una politica diversa. Il passaggio nuovo deve essere questo: esplicitare la nostra pretesa, avere il suo consenso. Per questo, per non far confusione, è necessario che queste esplicitazioni ci siano.
Da parte delle elettrici, da parte delle eleggende, da parte delle elette.
E ognuna dovrà fare la sua parte. Questo vale per chi pensa che ne valga la pena. Noi lo pensiamo, e sentiamo la responsabilità di depositare da qualche parte quello che il movimento delle donne ha prodotto come pensiero critico, come desiderio di mondo diverso.

Perché vogliamo chiederci (usando le parole di Alessandra Bocchetti, una grande donna ): come posso fare del mio meglio?

Ha dovuto ritirare la delibera che stanziava 40.000 euro per pagare le spese dell’avvocato a otto ragazzi accusati di aver violentato una sedicenne, il Sindaco diessino di Montalto di Castro. Forse voleva battere il record di garantismo, ignorando che per i non abbienti esiste l’istituto del gratuito patrocinio, o forse si è mosso a pietà perché uno degli otto violentatori è un suo parente. Fatto sta che in meno che non si dica ha fatto approvare una delibera di sostegno economico “per garantire un giusto processo” ai ragazzi, sostiene.
Per la vittima invece, che ha trovato il coraggio di denunciare il branco nonostante le pressioni e le minacce, nemmeno una parola. “Non la conosco, sembra che abbia dichiarato, e non ha mai chiesto il mio aiuto”.
Sapevamo che il maschilismo non conosce confini politici, ma c’è di che restare allibite! Per fortuna le moltissime prese di posizione di donne delle istituzioni e dei partiti, Ministre e Sottosegretarie, lo hanno  costretto a ritirare la vergognosa delibera.

Sta entrando nel vivo la campagna nazionale ‘50e50 ovunque si decide‘ , promossa dall’UDI, a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per imporre il 50% di donne in tutte le istituzioni.
Anche a Pescara ci si sta organizzando per divulgare la campagna e raccogliere le firme necessarie. Martedì 31 luglio alle ore 18 nella Sala Consiliare del Comune, si terrà la prima assemblea pubblica abruzzese per organizzare la raccolta delle firme.
In attesa della grande manifestazione prevista per ottobre a Roma.

Per informazioni si può scrivere a Francesca Magliulo dell’UDI di Pescara: ma.franca@tin.it

Maria Rosaria La Morgia, una delle socie fondatrici del Centro Margaret Fuller, è anche Consigliera regionale in Abruzzo, messa in lista ed eletta anche grazie a una grande mobilitazione di donne nella nostra regione.
In questi primi due anni di legislatura ha sempre operato dalla parte delle donne, mostrando cosa può essere uno sguardo femminile sulla politica istituzionale, nei contenuti e nei metodi.

Da qualche settimana è possibile dialogare con lei e esprimere opinioni attraverso il blog del suo sito: www.mariarosarialamorgia.it

Approfittiamone!

Con il sito nuovo inauguriamo anche uno spazio di discussione.
Non perché ce l’hanno tutti i siti, ma perché desideriamo mettere in circolo pensieri, dare spazio alle vostre opinioni, verificare idee e progetti.

Il primo pensiero che gettiamo nella rete è proprio sul tema: vi chiediamo di dirci cosa ne pensate di uno spazio di discussione come questo, se vi interessa animarlo con i vostri pensieri, come lo possiamo usare affinché sia un modo in più per restare in rete tra noi e ricavarne qualcosa di buono.

Aspettiamo commenti e suggerimenti.

Negli ultimi anni abbiamo intitolato Passioni Femminili molte iniziative che hanno messo in evidenza figure di donne significative nella storia della letteratura, dell’arte, del pensiero contemporaneo.
Con questa rassegna di sei film vogliamo parlare della passione più antica che le donne abbiano mai manifestato, quella per la vita. Il percorso che abbiamo tracciato ci guiderà attraverso quattro continenti: l’Asia, e in particolare l’India, con storie di grande forza femminile e di grandi delitti contro le donne e la natura; l’Africa, con la storia di una donna che si è opposta nel nome di una antica pratica di soccorso, il Mooladè, alla mutilazione sessuale delle bambine del suo villaggio; il Sud America, con la storia di un gruppo di donne argentine che hanno osato sfidare potenti banche responsabili della rapina delle terre; e infine l’Europa, dove in Islanda le donne hanno capito quanto sia importante mettersi in gioco in prima persona quando il futuro dipende dal senso che si vuole dare allo sviluppo.
Per prendere in mano il governo delle cose.

PROGRAMMA
Pescara, Media Museum, Piazza Alessandrini

MARZO 2007
INDIA: DONNE, SACRO E NATURA. A cura di Luciana Percovich

Tre documentari di Werner Weick e Marilia Albanese (prodotti dalla Televisione Svizzera Italiana).
All’antica potenza del femminile, che in India con la figura della Dea nei suoi molteplici e contradditori aspetti ha rappresentato nell’immaginario del sacro una delle proiezioni più forti del divino, non corrisponde oggi altrettanta considerazione nel quotidiano e nel sociale: le donne in India sono state e continuano ad essere profondamente discriminate e sottoposte a soprusi e violenze, espressioni del dominio patriarcale che ne teme la potenza, le conoscenze e la memoria.Ma in questi anni, con coraggio e caparbietà, donne di tutti i ceti hanno saputo catalizzare ampi movimenti d’opinione e di attività che stanno cambiando la realtà dell’India. Consapevoli che il loro impegno per salvaguardare se stesse deve toccare l’ambiente in cui vivono, le piante, gli animali, in una parola la natura intera, corpo manifesto della Dea.

Venerdì 9 marzo, ore 18
Vandana Shiva
Laureata in Legge e Fisica, Premio Nobel alternativo per la lotta a favore dell’ambiente, rappresenta la forza di una delle più potenti manifestazioni della Dea: Durga, sterminatrice di demoni e custode delle erbe. Contro le nuove dittature che incombono sull’umanità, che tentano di imporre non solo cosa mangiare, ma anche cosa pensare, le monoculture che hanno distrutto le varietà delle specie agricole procedendo di pari passo con l’eliminazione del pluralismo mentale.

Venerdì 23 marzo, ore 18
La memoria dell’India
I cinque elementi – terra, acqua, fuoco, aria, spazio etereo – costituiscono per il mondo tradizionale indiano il tessuto vitale dell’Essere, sia esso l’entità psicofisica umana o il grande corpo cosmico dell’universo. Foreste dimore degli dei, fiumi divinizzati, fuoco simbolo di purezza, aria quale corrente divina, spazio grembo del primo fremito esistenziale: cosa è rimasto oggi di tanta sacralità naturale?

Venerdì 30 marzo, ore 18
Bambine da buttare
Su 1000 maschi, 929 femmine: un dato che parla da solo. L’India è uno dei pochissimi paesi dove le donne sono meno degli uomini e dove l’ecografia viene utilizzata per conoscere il sesso del feto e sopprimere le bambine prima che vengano al mondo. Ma questa è anche la terra di donne illuminate che lottano per cambiare la situazione e abolire i privilegi maschili.

APRILE-MAGGIO 2007
QUANDO LE DONNE DICONO BASTA (A cura di Paola Melchiori e Maristella Lippolis)

Ci sono molti per dire basta, ma quando sono le donne a dirlo è possibile che tutto avvenga a partire da questioni in apparenza “minori”, legate alla vita quotidiana. E a volte è anche possibile che avvengano cambiamenti capaci di segnare il corso della storia di un luogo, di una città, di un paese.
Questi tre film raccontano piccole storie di grandi cambiamenti, che ci fanno ben sperare nel futuro…

Venerdì 13 aprile, ore 18
Karahnjukar (di Paola Melchiori e Gisella Bianchi)
Il progetto Karahnjukar, in Islanda, che comprende nove grandi dighe in terra, tre laghi artificiali, 70 km di tunnel sotterranei per deviare le acque di due dei più importanti fiumi islandesi, sta distruggendo per sempre gli equilibri dell’area selvaggia più grande d’Europa. Un grande movimento di opposizione, di cui le donne sono protagoniste, sta facendo emergere un punto di vista critico verso questa rapina delle risorse ambientali.

Venerdì 20 aprile, ore 18
Le grida del silenzio (di Norma Fernandez, saggista, cineasta, direttrice della rivista “Alternativa Latino Americana”, membro del Consiglio generale del Forum Sociale Mondiale)
La storia di una lotta di donne argentine che sono riuscite a impedire la messa all’asta delle loro terre, vincendo sul potere delle banche.

Venerdì 18 maggio, ore 18
Mooladè. La forza delle donne (di Ousmane Sembene)
Questa parola rimanda a una antica tradizione e significa “protezione”, “sacralità dell’ospite”. In un villaggio africano una donna ospita quattro ragazzine che si sono rifugiate da lei per sfuggire alla la mutilazione genitale femminile, perché da sola, anni prima, ha saputo sfidare gli anziani e impedire che sua figlia venisse mutilata.

Il libro di Michela Zucca è stato presentato nel corso del ciclo “Sulle orme della Grande Madre” organizzato dal Centro di cultura delle donne Margaret Fuller nel 2005. L’autrice è un’antropologa, fondatrice della rete di donne delle Alpi, specializzata in antropologia alpina e storia della stregoneria. Il libro, come recita il sottotitolo, affronta il tema delle figure femminili del dissenso, quali quelle di “streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate”. Figure femminili potenti nelle società delle montagne, ma costrette alla marginalità e all’insignificanza man mano che avanzava il predominio e il potere delle dimensione urbana e moderna, insieme alla religione cristiana monoteista che sopprime gli antichi culti animisti.

Ripercorriamo così un’affascinante ricostruzione della storia delle streghe e delle donne “contro”, che però si distingue da altri lavori sugli stessi temi; qui infatti l’autrice vuole dimostrare - attraverso la raccolta e l’esame di miti e leggende, di racconti e di modi di dire, dell’iconografia sacra e profana, dell’interpretazione che dei fatti hanno dato e danno gli abitanti delle Alpi e delle altre montagne italiane - quali tracce l’antica religione animista, i culti di trance e il profondo legame con la natura abbiano lasciato nella cultura popolare. La comparazione delle fonti (documentarie, iconografiche, mitiche, leggendarie, orali e archetipe) testimonia, infatti, di una civiltà sciamanica precristiana fino ad un certo punto parallela alla cultura urbana e poi apertamente in contrapposizione a questa, che ha combattuto una lunga guerra per non essere assimilata e, in qualche modo, sopravvivere, e il cui ricordo è ancora vivissimo nella memoria della gente dei monti.

Una cultura che ha creato le basi dell’immaginario collettivo che, represso dal potere, torna nel desiderio. L’ autrice approfondisce in particolare il rapporto fra le figure femminili “delinquenti”, che trovavano rifugio nelle montagne e le culture antiche e originarie, di cui spesso esse erano l’ ultima espressione. Nel testo viene svolta una particolare ricognizione su tutta l’ area alpina affrontando pure temi complessi come il rapporto con la Dea Madre, la simbologia della pietra così come è mutata nel tempo e soprattutto il profondo legame fra la donna, il libero esprimersi della propria sessualità e la nascita di una società dai tratti fortemente maschilisti.

Una lettura che appassionerà non solo le donne attente alla storia delle proprie origini, ma anche tutti coloro che sono alla ricerca di un nuovo equilibrio con l’ ambiente, di diversi modelli di sviluppo, di “altri” sistemi di vita e di rapporti con i propri simili. Attraverso questo testo l’autrice cerca di dare voce a coloro che hanno fatto, o meglio subito la storia degli ultimi millenni, o meglio ancora con le sue stesse parole: “Nella rivolta l’annuncio del sacrificio e l’impulso al sacrificio sono accomunati dalla volontà di parlare che l’anima manifesta, nell’istante che precede il vuoto della morte o della repressione. L’atto stesso di ribellarsi è un’azione di comunicazione estrema, specie per chi non è solito parlare, per chi abitualmente è costretto a star zitto, come le donne: è l’urlo di pietra dei senza nome, dei senza voce, di chi per la storia non esiste. Quello che qui si sta tentando di fare, è cercare di rompere questo silenzio. Anche se è durato secoli. Anche attraverso mezzi che si potrebbero definire semplici illazioni.

Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate. Michela Zucca,
Edizione Simone, pag. 360, € 18.

L’accoppiata scrittura/cibo/erotismo non è certo nuova nel panorama letterario, anche in quello a firma femminile. Ma nel libro di questa scrittrice africana, che vive a Parigi e si dedica con successo alla narrativa, c’è qualcosa di nuovo. L’autrice infatti conduce un gioco sapiente di scrittura e di seduzione, mescolando ironia e saggezza insieme agli ingredienti spesso improbabili di una cucina che comunque mette allegria e curiosità.

La protagonista è una donna immigrata a Parigi, che cerca di dimenticare le proprie origini senza riuscirci e forse senza volerlo davvero. “Guardo il cielo e imito le bianche perché, ne sono convinta, hanno una maggiore consapevolezza del bene e del male, di ciò che è degno di rispetto e di ciò che è degno di punizione, di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto; perché, ne sono convinta, le bianche sanno fino a che punto spingersi e quando fermarsi”.

La sua nostalgia la riporta continuamente indietro, e il ricordo le consegna la saggezza materna e i piatti succulenti adatti a conquistare un uomo. Così, in bilico tra presente e passato, tra bisogno di identità e desiderio di vivere qui e ora, assistiamo alle sue avventure e al suo caparbio impegno per conquistare il signor Bolobolo. Naturalmente prendendolo per la gola. Certo per noi non sarebbe facile preparare Tartaruga verde di bosco con banane plantain, o Antilope affumicata ai pistacchi, e forse avremmo qualche difficoltà anche con il Boa in foglie di banano e con il Coccodrillo alla salsa Bongo Tchobi. Però ho provato il Pollo ai limoni verdi e il Succo di zenzero, e vi assicuro che sono squisiti.

Al di là del tono spensierato e leggero, Calixte Beyala traccia il ritratto di una giovane africana disorientata, persa in una società che ha un rapporto con il cibo e con il corpo molto diverso da quello che prevale in Africa. Un utile spunto per riflettere. L’autrice è originaria del Camerun, sesta di una famiglia di dodici figli. E’ stata cresciuta dall’età di cinque anni da una sorella maggiore, che di anni ne aveva nove e che si è occupata di lei permettendole di andare a scuola e di sopravvivere in una bidonville della periferia di Doula.
A 17 anni si trasferisce in Francia, dove si sposa e si diploma. Farà in seguito la fiorista e poi la modella, e nel 1987 pubblica il suo primo romanzo dal titolo C’est le soleil qui m’a brulée, dedicato alla sorella morta a 23 anni, che testimonia la lotta della donna africana per sopravvivere. Da allora oltre che alla scrittura si dedica attivamente alla difesa dei poveri del suo paese, in cui trascorre parte dell’anno, e sostiene progetti rivolti alle donne.

Con un altro romanzo, Gli onori perduti (edizioni Epochè), ha ottenuto in Francia il Grand Prix du roman de l’Académie francaise. Tra le cose che più mi hanno colpita, oltre alle ricette di cucina e al confronto con una cultura diversa, vorrei sottolineare la fantasia usata nel linguaggio, le metafore sorprendenti, la leggerezza nell’uso delle parole.
Tutti elementi che fanno di questo piccolo libro un’esperienza molto interessante.

L’Alta commissione per gli affari religiosi egiziana, presieduta dal Gran Mufti Ali Gomaa, massima autorità religiosa del Paese, ha stabilito che L’Islam proibisce in maniera assoluta l’escissione del clitoride (in arabo tahara) in quanto provoca nelle donne effetti fisici e psicologici molto gravi.

“Gli ulema hanno sottomesso la questione dell’escissione femminile ad una equipe di medici specialisti, i quali sono stati concordi nel sottolineare le conseguenze nocive di questa pratica – si legge nel comunicato emesso dalla commissione - E’ stato quindi necessario affermare chiaramente che praticare la tahara a una donna, tagliare o modificare una parte del suo corpo è contro la sharia (la legge islamica)”.

In seguito alla morte di una bambina di undici anni per le complicanze di un’operazione di escissione nel governatorato di Minya, nel nord dell’Egitto, il 28 giugno il ministero della Salute egiziano aveva emanato un decreto che dichiarava illegale l’escissione genitale femminile in tutti gli ospedali e le cliniche private del Paese.

Nell’ambito dell’incontro delle femministe latinoamericane si è parlato molto anche di strategie per incrementare la presenza delle donne nei luoghi decisionali.

Numerosi gli interventi sulla questione delle leggi sulle quote.

Le presenti, pur lasciando comunque aperto il dialogo, hanno espresso la loro consapevolezza della trappola tesa alle donne dai vari partiti politici e dalle strutture politico elettorali, incapaci di implementare piani per l’effettiva partecipazione delle donne e per candidature elettorali certe.

Molti gli inciampi, a partire dalla mancanza di risorse economiche per lo sviluppo di campagne elettorali capaci di equità di genere, il che costringe le donne a stressanti turni di lavoro tra militanza e cura. In realtà, i diritti umani delle donne non rappresentano una priorità della politica, mentre la democrazia debole che caratterizza i paesi latinoamericani e dei Caraibi, insieme alla cultura patriarcale che attraversa tutta la società, rappresentano ostacoli enormi per le donne che hanno deciso di dedicarsi alla politica.
Si è manifestata in gran parte degli interventi la poca fiducia verso la politica delle quote, utilizzata dai partiti più per assicurarsi il consenso delle donne che la loro effettiva partecipazione. Per alcune delle presenti all’incontro, le quote non rappresentano la soluzione del problema “perché in 25 anni di applicazione mondiale le donne non hanno raggiunto il famoso 30% raccomandato dall’ONU; la parità, in America Latina, si è ulteriormente allontanata, esprimendosi con un risicato 19% di partecipazione politica”.

Ma anche nel resto del mondo le cose non vanno diversamente: dei 37.150 deputati a livello internazionale, solo 6.328 sono donne, cioè 17,3%; dei 6.705 membri delle camere alte solo 1.051, sono donne, cioé il 15,9%. Unicamente in 6 paesi si é raggiunto uno scarso 30% di rappresentanza femminile legislativa.

“L’avanzamento politico delle donne - ha sostenuto la femminista dominicana Magaly Pineda - non è sinonimo di sviluppo come dimostra la cifra del Ruanda, dove la partecipazione politica delle donne raggiunge il 48,8% di deputate, con una percentuale simile alla Svezia, ma il cui sviluppo è uno dei più arretrati del mondo. Neanche le nuove sinistre che sorgono in America Latina spingono la partecipazione politica delle donne e un effettivo sviluppo - aggiunge Pineda -. In Ecuador si ha un 25% di presenza femminile nei congressi, in Venezuela il 18,6%, Nicaragua 18,5%, Bolivia il 16,9%, El Salvador 16,7%, il Cile 15%. Questa mancanza di rappresentanza é causata anche dalla debolezza delle democrazie locali, dalla presenza di Stati autoritari, da governi fondamentalisti e conservatori, dalla destabilizzazione degli Stati laici e dello Stato di diritto, dai trattati di libero commercio, dalla corruzione, dalla presenza di sinistre conservatrici. Tutto questo - conclude Magaly Pineda - rappresenta una barriera e un ostacolo per un vero sviluppo democratico”

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