E’ vero che di questi tempi non c’è molto da stare allegre. Niente di quello che accade nella politica ci piace: le scelte del governo ci scandalizzano, l’opposizione ha perso la voce, qui in Abruzzo lo spettacolo (si fa per dire) che sta offrendo la politica  nel prepararsi alle elezioni è a dir poco avvilente. Ieri ho sentito un’intervista a Anna Finocchiaro e ancora una volta mi sono chiesta perchè non hanno designato lei come leader del PD: parole chiare, autorevolezza, grinta e carisma.  E invece siamo qui a chiederci perchè la politica di questo paese è sempre più misogina e quando ob torto collo sceglie le donne lo fa con grande cura per evitare il più possibile che emergano intelligenze femminili libere. E noi vogliamo attardarci a fare le pulci alle ministre della destra o pensiamo che ci sia qualcosa di più creativo e vitale da mettere in campo? A quali parole abbiamo dato un senso sbagliato? Siamo cadute anche noi nella trappola dei ruoli femminili ( le donne necessariamente buone ) e nella comodità degli stereotipi che, si sa, risparmiano la fatica di pensare? In questi giorni ho letto ( e sono rimbalzati anche da segnalazioni di amiche via email) due articoli che mi sembrano molto utili per cominciare a fare un po’ di ordine nelle stanze disordinate dei nostri pensieri: un intervento di Franca Fossati sul sito www.donnealtri.it, dal titolo “Come Palin fa soffrire noi donne di sinistra”, e un articolo di Alessandra Bocchetti (ma come ci è mancata!) su L’Unità del 18 settembre dal titolo “Se le donne ci sono”. Perchè non ce li leggiamo, ci pensiamo un po’ su e ne parliamo, magari usando il nostro blog o per email?

Se le donne ci sono

La presentazione organizzata dal Margaret Fuller dell’ultimo numero di Leggendaria su Donne Politica e Violenza è stata una bellissima occasione per scambiare riflessioni su ciò che pensiamo della politica oggi ma sarebbe ancora più bello se diventasse l’occasione per proseguire con questo scambio di opinioni e riflessioni sull’argomento. Perciò comincio io.
Io non riesco più a parlare di politica senza pensare che dovrei parlare d’altro, che dovrei parlare di civiltà. Sento che è riduttivo parlare soltanto in termini di crisi della politica ma mi pare anche che sia il sintomo che la politica - e intendo quella partitica, quella che è diventata sistematicamente tutt’uno con l’economia, e con il potere, quella che per timori tutti e soltanto economici chiude gli occhi sulle violenze della Cina sul Tibet….e non soltanto sul Tibet, quella che deve soltanto e comunque vincere le elezioni per non perdere potere e poi…….
questa politica nonostante le sue brutture è ancora al centro di molti dei nostri pensieri. Ne siamo ancora vittime e oggi mi pare che molte di noi non avendo più argomenti per sostenerla se ne sentano ORFANE.
Così le domande intorno all’argomento non prevedono mai che si possa - secondo me si debba - ricominciare altrove per poter di nuovo parlare di politica. Per le donne del femminismo non dovrebbe essere così difficile e non si tratterebbe neanche di ricominciare ma di riproporre con più forza e più convinzione le idee e le pratiche che abbiamo saputo far nascere negli ultimi trent’anni. Scrive Alain Touraine nel suo ultimo libro Le Monde des femmes:
“Noi cerchiamo di ricomporre l’esperienza collettiva e individuale che è stata lacerata, legami tra termini che fasi anteriori della modernizzazione avevano contrapposto: il corpo e la mente, l’interesse e l’emozione, il diverso e il simile. E’ questo il progetto del mondo presente, dal quale dipende la nostra sopravvivenza come dicono i militanti dell’ecologia politica. All’interno di questo nuovo orientamento, quali sono gli autori della ricostruzione?…Sono le donne,rispondo, …le donne considerate come non-attori, prive di soggettività, definite dalle proprie funzioni invece che dalla propria coscienza. A farne le attrici sociali più importanti è il fatto che non agiscono come movimento sociale…..Coscienza femminile e mutamento sociale non sono più separabili e le donne costituiscono piuttosto un movimento culturale. Nel ribaltamento che porta da una società di conquistatori del mondo a una società della costruzione di sè, la società degli uomini è sostituita da quella delle donne. Non c’è alcun motivo di pensare che l’inferiorità delle donne lasci ora il posto all’uguaglianza: oggi le donne più degli uomini hanno la capacità di comportarsi come soggetti, in quanto portatrici dell’ideale storico della ricomposizione del mondo e del superamento di antichi dualismi e perchè si fanno direttamente carico del proprio corpo, del proprio ruolo di creatrici di vita, della propria sessualità.”
Troppo ottimista ha detto qualcuno e qualcuna. Forse! Ma io cerco di ricominciare ancora e sempre da lì, da quel progetto di civiltà, con piccole azioni quotidiane, senza cedere alla tentazione di una uguaglianza che mi fa orrore. E perciò i tanti simil- Giuliano Ferrara più che un pericolo - come ho detto durante l’incontro con le amiche di Leggendaria - io li percepisco come esempi di uomini che tentano con un ultimo colpo di coda di riprendersi la scena consapevoli che stanno vistosamente perdendo autorevolezza e prestigio. Sono un pericolo se continuiamo a stare sulla stessa scena con azioni di contrapposizione anzichè lasciarli soli e aprirci altri scenari su cui giocare con forza la nostra forza.
Giusi di Crescenzo

Di 8 marzo ne abbiamo vissuti moltissimi, e da molti anni ne deprechiamo la ritualità, il consumismo, la perdita di senso. Quest’anno è anche il centenario, un anniversario in più? Questa data ci fa un po’ impaccio, è vero, e non è per il centenario che ci ritroveremo ancora una volta insieme, noi più anziane e le giovani di oggi, che un po’ stupite assistono a questo incredibile clima da caccia alle streghe che sta montando in Italia. Una legge che nessuno a parole osa dire di voler cancellare ma che nei fatti e nei comportamenti si continua a colpevolizzare come causa e non rimedio dell’aborto; il disprezzo per il corpo delle donne; il volerle considerare portatrici di morte e non di vita. In questi giorni si sono spese molte parole.
Ci vedremo in Piazza Salotto, a Pescara, come in tante altre piazze di Italia, per un sit in: 8 marzo, dalle 16 alle 19, per ribadire che la nostra libertà non è negoziabile.

Venti anni sono moltissimi, sia per la vita di un’associazione come la nostra , sia per la vita di quante in questo lungo tempo (ma come sembra breve a volte!) hanno animato le iniziative e le hanno frequentate. Ci piacerebbe festeggiare alla grande ma anche riflettere, e sicuramente incontrarci per parlarne. Come abbiamo sempre fatto. A breve vi inviteremo per un incontro, ma intanto se avete qualcosa da proporci fatelo con una email o con il blog.

Non ci sono più parole, ma forse bisogna trovare quelle giuste, una volta per tutte. L’ennesimo fatto “di cronaca nera” che racconta dell’ultima donna uccisa da un marito che non voleva essere lasciato ci vede esauste. Che dire ancora? Ma soprattutto che fare? Quali sono le parole più efficaci? Chi le deve pronunciare? Si sta pensando a una manifestazione nazionale contro la violenza alle donne, o meglio, contro il femminicidio. Ma dove sono gli uomini? Quali gesti compiono e quali parole dicono? Sentiamo solo un silenzio assordante.

Entrambe ci siamo sempre interessate di politica, anche se da punti di vista e ruoli diversi. E abbiamo condiviso, insieme alla fondazione del Centro Margaret Fuller, tanta parte della politica delle donne. Non abbiamo mai smesso di chiederci se e come la soggettività e la libertà femminile si possano esprimere anche nella politica, sapendo che si tratta del luogo del potere maschile per antonomasia, materiale simbolico; se e come fosse possibile seminare gesti di discontinuità capaci di far diventare la politica un po’ meglio di quella che è, più utile, più capace di mobilitare energie e speranze. Le donne hanno capacità che alla politica per come è adesso non interessano, ma ci sono molte donne a cui invece la politica interessa e potrebbe interessare ancora di più se fosse in grado di lasciarsi “contagiare” dall’esperienza femminile. Per questo abbiamo accolto con entusiasmo la decisione di Rosy Bindi di scendere in campo in prima persona: è una donna capace e concreta, saggia e competente, e la sua decisione ha introdotto una salutare discontinuità nella competizione per le primarie del PD: ora infatti è molto più chiaro che non andremo a un referendum su un leader, ma a esprimere un voto libero da condizionamenti. Il nuovo PD non ha bisogno di “padri salvatori” ma di percorsi davvero democratici e di fare tesoro anche un po’ dell’esperienza delle madri, se si vuole costruire non un nuovo partito ma un partito nuovo, davvero. Con questo spirito, rafforzate nella convinzione che le donne debbano farsi avanti e farsi valere se hanno i numeri per farlo, senza aspettare di essere autorizzate da qualcuno, abbiamo deciso di candidarci per l’Assemblea nazionale costituente del PD: Maristella Lippolis nel collegio di Pescara e Maria Rosaria La Morgia come capo lista nel collegio di Lanciano. Per sostenere il bisogno che piccoli sprazzi di energia femminile vadano per il mondo a testimoniare la differenza di sguardo e la diversa idea di potere. E non una semplice spartizione di posti nelle liste. E ci sentiamo per questo autorizzate a chiedere il sostegno alle tante donne che in questi anni hanno condiviso con noi percorsi e iniziative.
Maria Rosaria La Morgia, Maristella Lippolis

Con il sito nuovo inauguriamo anche uno spazio di discussione.
Non perché ce l’hanno tutti i siti, ma perché desideriamo mettere in circolo pensieri, dare spazio alle vostre opinioni, verificare idee e progetti.

Il primo pensiero che gettiamo nella rete è proprio sul tema: vi chiediamo di dirci cosa ne pensate di uno spazio di discussione come questo, se vi interessa animarlo con i vostri pensieri, come lo possiamo usare affinché sia un modo in più per restare in rete tra noi e ricavarne qualcosa di buono.

Aspettiamo commenti e suggerimenti.