Laboratorio di buona politica

Da alcuni anni un gruppo originato dal Fuller ha iniziato a interrogarsi sulla politica.

Come si esprime un pensiero femminile sulla politica?
Come stanno e cosa fanno le donne che la vivono in prima persona?
Quanto ci interessa la politica?


Le domande sono moltissime, le risposte molte, e non sempre lineari. Ma comunque ci interessa, e dirci estranee non ci convince.
Abbiamo anche fatto:
gruppi di lavoro, il Decalogo per la buona politica, la raccolta di firme e la rete regionale per sostenere le donne nelle ultime elezioni regionali, la raccolta della banca delle competenze femminili.
Abbiamo ripreso a riunirci, e in questo spazio daremo conto delle cose che faremo, penseremo, scriveremo.

Raccogliamo qui anche la documentazione principale di quanto abbiamo prodotto in questi anni:


Entrambe, Maria Rosaria La Morgia e Maristella Lippolis, ci siamo sempre interessate di politica, anche se da punti di vista e ruoli diversi. E abbiamo condiviso, insieme alla fondazione del Centro Margaret Fuller, tanta parte della politica delle donne. Non abbiamo mai smesso di chiederci se e come la soggettività e la libertà femminile  si possano esprimere anche nella politica, sapendo che si tratta del luogo del potere maschile per antonomasia, materiale simbolico; se e come fosse possibile seminare gesti di discontinuità capaci di far diventare la politica un po’ meglio di quella che è, più utile, più capace di mobilitare energie e speranze. Le donne hanno capacità che alla politica per come è adesso non interessano, ma ci sono molte donne a cui invece la politica interessa e potrebbe interessare ancora di più se fosse in grado di lasciarsi “contagiare” dall’esperienza femminile. Per questo abbiamo accolto con entusiasmo la decisione di Rosy Bindi di scendere in campo in prima persona: è una donna capace e concreta, saggia e competente, e la sua decisione ha introdotto una salutare discontinuità nella competizione per le primarie del PD: ora infatti è molto più chiaro che non andremo a un referendum su un leader, ma a esprimere un voto libero da condizionamenti. Il nuovo PD non ha bisogno di “padri salvatori”  ma di percorsi davvero democratici e di fare tesoro anche un po’ dell’esperienza delle madri, se si vuole costruire non un nuovo partito ma un partito nuovo, davvero. Con questo spirito, rafforzate nella convinzione che le donne debbano farsi avanti e farsi valere se hanno i numeri per farlo, senza aspettare di essere autorizzate da qualcuno, abbiamo deciso di candidarci per l’Assemblea nazionale costituente del PD: Maristella Lippolis nel collegio di Pescara e
Maria Rosaria La Morgia come capo lista nel collegio di Lanciano. Per sostenere il bisogno che piccoli sprazzi di energia femminile vadano per il mondo a testimoniare la differenza di sguardo e la diversa idea di potere
. E non una semplice spartizione di posti nelle liste. E ci sentiamo per questo autorizzate a chiedere il sostegno alle tante donne che in questi anni hanno condiviso con noi percorsi e iniziative. 
Maria Rosaria La Morgia, Maristella Lippolis

Il Laboratorio per la buona politica è nato nel 2000, per tentare di mettere insieme la passione per la politica di alcune di noi con lo sguardo di genere. Perché questa passione è stata troppo poco indagata dalla donne, ed è stato più facile parlare della sua necessità che non del suo desiderio.
Abbiamo lavorato dividendoci in gruppi, per indagare sulla città con il nostro sguardo, dal punto di vista delle relazioni, e sul pensiero delle donne intorno alla politica attraverso lo studio di filosofe.
All’interno di questo secondo gruppo sono maturate riflessioni sulla politica delle quote, sul rapporto tra donne e potere, sul rapporto tra eleggende/elette e elettrici.
E abbiamo scritto il Decalogo sulla buona politica.

Nel 2005 dal Laboratorio è iniziata una mobilitazione estesa a tutta la Regione per eleggere molte donne in Consiglio Regionale. La strategia di stare nel contesto cercando di influenzare i giochi già fatti forzando dall’esterno con elementi di discontinuità, il richiamo massmediatico, il confronto diretto con partiti e candidato presidente, la raccolta di firme, l’appello, ha segnato un importante successo con cinque donne candidate e elette nel listino, due nei collegi, e due donne in giunta. Nessuno si aspettava che avremmo osato e ottenuto tanto, anche se subito dopo è iniziato un lavorio più o meno esplicito di delegittimazione di quel risultato, soprattutto da parte degli yes man dei DS e dei signori delle preferenze.
Il risultato più importante è stato aver eletto Maria Rosaria La Morgia, che per noi rappresentava un progetto politico, un investimento, il valore di una appartenenza al mondo delle donne.

Il bilancio ad oggi vede molte ombre e poche luci: l’impegno a mantenere la relazione con il mondo delle donne che aveva contribuito alla loro elezione e stato mantenuto solo da Maria Rosaria La Morgia , per modalità e contenuti del suo agire politico.
Abbiamo di recente inviato una lettera a tutte le consigliere e assessore, per chiedere loro un incontro su questi temi, che si terrà nel mese di settembre.

Vogliamo comunque ribadire che a noi interessa che si affermi il discorso del femminile nella politica, e non una generica presenza di donne. Vogliamo esplicitare quello che ci aspettiamo dalle donne che sono e saranno nella politica, le condizioni in base alle quali daremo loro la nostra fiducia e che ognuna di noi si impegnerebbe a rispettare se le capitasse di avere un ruolo politico attivo.

Perché siamo così esigenti con le donne che fanno politica? Perché più o meno consapevolmente (qui sta il punto, nella consapevolezza e nella sua esplicitazione) a una donna affidiamo il nostro desiderio di una politica diversa, da lei la pretendiamo, anche quando è lì senza aver esplicitato il suo volersi spendere per affermare e praticare una politica diversa. Il passaggio nuovo deve essere questo: esplicitare la nostra pretesa, avere il suo consenso. Per questo, per non far confusione, è necessario che queste esplicitazioni ci siano.
Da parte delle elettrici, da parte delle eleggende, da parte delle elette.
E ognuna dovrà fare la sua parte. Questo vale per chi pensa che ne valga la pena. Noi lo pensiamo, e sentiamo la responsabilità di depositare da qualche parte quello che il movimento delle donne ha prodotto come pensiero critico, come desiderio di mondo diverso.

Perché vogliamo chiederci (usando le parole di Alessandra Bocchetti, una grande donna ): come posso fare del mio meglio?