Notizie

Cosa fanno le donne, cosa pensano, cosa succede nel mondo.
Ci piacerebbe che fossero sempre buone notizie, ma si sa, senza il buio non si capirebbe la luce.


Leggendaria, Terre-mutate 

All’Aquila e alle sue donne è dedicato il n° 81 di Leggendaria: Terre-mutate, 52 pagine, racconta una storia lunga un anno. Mette a fuoco il fare e il pensare delle donne aquilane: donne costrette a diventare multi-tasting per tenere insieme quel che resta del vivere, protagoniste della sfida di ricostruire una delle città d’arte più belle d’Italia. Terre-mutate è stato curato da Luciana Di Mauro e Nadia Tarantini, in collaborazione con Maria Rosaria La Morgia e Maristella Lippolis. Sarà venduto al prezzo ridotto di 6 euro per favorirne la più ampia diffusione. La presentazione in anteprima si è tenuta a Roma presso la sede della stampa estera, che ha dato molto risalto all’iniziativa. Subito dopo è seguita la presentazione all’Aquila, sotto il tendone allestito in Piazza Duomo.  Molto partecipata e molto emozionante. Qui il resoconto degli eventi e l’elenco delle edicole in Abruzzo in cui sarà possibile acquistare Leggendaria.

Edicole Pescara e altrove

nota stampa 2

Abbiamo imparato a solidarizzare con lei scoprendo il suo viso perplesso e imbarazzato, a volte soltanto un leggero cenno delle sopracciglia al termine della lettura di qualche ridicola notizia propinata come seria. La giornalista Rai Maria Luisa Busi è un volto di punta del TG1 delle 20 e con un circostanziato comunicato affisso in bacheca ha lasciato la conduzione del TG dichiarando di non potersi più riconoscere nella testata per la quale lavora da 21 anni, perchè non è più il giornale che parla a tutto il Paese. Si chiede: “Dov’è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia se non possono pagarla? Quelle con i salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè nei nostri asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo…” Ringraziamo Maria Luisa Busi per il suo gesto, e ci piace sperare che non rimanga isolato. Leggi il testo integrale del suo comunicato.

Si terrà domenica 23 maggio alle 9.30, presso la Sala Convegni dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, un seminario  per approfondire la figura di Margaret Fuller. Il seminario è organizzato dal Comitato USA per il bicentenario della nascita della Fuller, nel quadro delle rievocazioni del Risorgimento italiano. Margaret Fuller , scrittrice e giornalista, antesignana del femminismo con la sua opera “La donna nel XIX secolo”, partecipò attivamente alla difesa della Repubblica romana contro l’assedio dei Francesi alleati del Papa e ricevette da Mazzini l’incarico di organizzare l’assistenza ai feriti insieme a Cristina Trivulzio di Belgioioso. Caduta la Repubblica, Margaret fuggì a Civitavecchia insieme al marito Angelo Ossoli e al figlioletto di pochi mesi; da qui si imbarcarono per tornare negli Stati Uniti da dove lei era partita alcuni anni prima come inviata per l’Europa e l’Italia. Non giunsero mai a destinazione perchè la loro nave naufragò a poche miglia dalla costa di Long Island. Le sue carte vennero ritrovate sulla spiaggia tra i relitti del naufragio, e sembra che venne operata una accurata censura/selezione da chi poi le custodì e le rese pubbliche, affinchè la sua immagine non risultasse difforme dai dettami della morale puritana della cerchia di intellettuali di cui lei aveva fatto parte. “Quando le donne vivono troppo nei rapporti diventano estranee alle risorse della loro propria natura”, scriveva con accenti che non hanno ancora perso la loro forza. Uno dei tanti esempi di pensiero femminile su cui si è abbattuta la censura e la cancellazione, ma che nonostante tutto ha resistito e continua a parlarci.

India: gruppi di donne con il sari rosa costituiscono un’immagine rassicurante. Ma se brandiscono bastoni le cose cambiano. Infatti stiamo parlando delle Gulabi gang, gruppi di donne armate organizzate da Sampta Devi Pal, venditrice di tè semi analfabeta, che ha ideato questa modalità “di fatto” per difendere i diritti violati delle donne nel suo paese. La sua storia è diventata un libro edito da Piemme, Con il sari rosa, e lei stessa sarà presente alla Casa internazionale delle donne di Roma per raccontare la sua esperienza. Per chi è convinta che le leggi non siano sufficienti, per chi non ne può più di sentire storie di violenza sulle donne, o solo per saperne di più, clicca qui.

APPELLO PRESADIRETTAAPPELLO PRESADIRETTA

Da Francesca Barzini e Riccardo Iacona, i due autori di PRESADIRETTA, il programma che va in onda la domenica sera in prima serata su RAITRE, una richiesta di aiuto per la prossima edizione di PRESADIRETTA, nel corso della quale si prevede una puntata sulle discriminazioni che subiscono le donne italiane nel mondo del lavoro.  Se avete una storia di discriminazione che avete vissuto e  che volete raccontare, la vostra testimonianza verrà raccolta. Aprite il file allegato.  APPELLO PRESADIRETTA

Mary Daly fotoFilosofa, teologa, femminista radicale, Mary Daly è stata tra le più potenti creatrici di pensiero, linguaggio e visione generate dal Movimento Femminista degli anni settanta. Era nata nel 1928, e si era specializzata in studi filosofici e teologici. Dopo la pubblicazione nel 1968 di La Chiesa e il Secondo sesso, fu licenziata dal Boston College dove insegnava. In seguito alle proteste e alle petizioni quel icenziamento fu revocato e potè tornare a insegnare fino al 1998. Nel frattempo aveva pubblicato molti altri libri e diffuso nel mondo il suo pensiero critico nei confronti del patriarcato e profondamente fiducioso nel “coraggio oltraggioso delle donne”, e nella loro capacità di traformare il dolore e “la giusta rabbia” in speranza creativa. negli ultimi anni era stata spesso in Italia partecipando a seminari e convegni e la casa editrice Venexia aveva pubblicato, nella collana Le Civette diretta da Luciana Percovich, Quintessenza. Realizzare il futuro arcaico. 

Un numero speciale e doppio di Leggendaria che chiude l’anno 2009; un numero ricco e succulento, tutto dedicato all’esplorazione dei talenti che le donne sanno mettere in campo e usare a volte con parsimonia a volte con esuberanza.Il tema è stato pensato e curato da Nadia Tarantini, che si è proposta di scovare dove si nasconde l’arte della gioia, chiedendosi   se” la creatività delle donne possa illuminare un presente grigissimo”.  Ecco dunque 80 pagine fitte fitte dove si esplorano i territori della scrittura, dell’arte e della vita, che anche quella è un’arte, come molte hanno sostenuto nei loro pezzi. Impossibile citarli tutti, quindi inserisco di seguito una sintesi del pezzo di apertura di Nadia Tarantini, con l’augurio che vi venga il desiderio di leggere tutto e magari di abbonarvi a questa bellissima rivista, l’unica che esplora i territori del mondo raccontato dalla scrittura femminile.

Dove si nascondono i Talenti delle donne? Nell’arte della cura, senz’altro: e non più/non soltanto nella creazione di “ricette di vita” quotidiane fra le pareti domestiche – questo lo sappiamo. C’è un sommovimento che non appare sui giornali e nelle tv, ma che sta alimentando anche una nuova editoria e molte associazioni di donne, iniziative capillari che fanno dell’Italia un territorio privilegiato. Un brulicare che parla di una concezione differente del “potere”, connesso all’arte/talento della cura e alla possibilità di rigenerare la vita e con essa il pianeta. Sono i rituali della Dea, ripresi con una sorta di “laicismo inventivo e creativo”, sono i centri di formazione diretti da donne che lavorano per le aziende introducendo nella cura della managerialità proprio quella  differente concezione del potere: condivisione, mediazione, un “di più” che rende il lavoro o la dirigenza più vicino e connesso con la vita “vera”.

Questo clima ancora sotterraneo – Vicki Noble, che ne è una delle protagoniste, sostiene che ce lo dobbiamo tenere un po’ “segreto”, per non suscitare allarme e reazioni negative – ci induce a riflettere in modo originale su tematiche tradizionali della nostra rivista, creando un’interrogazione e insieme sviluppando un tentativo di attraversare il grigissimo presente alla tenue ma persistente luce che ci indica un futuro connesso alle migliori qualità del nostro passato. Penso al prendersi cura della propria scrittura o del proprio destino artistico e/o creativo, che donne come Virginia Woolf ci hanno saputo trasmettere, non in contraddizione, ma a fianco di un destino/vita personale che non ha permesso loro di vivere pienamente l’esistenza. Penso al talento di vivere, detto anche “arte della gioia”, che ha consentito a tante scrittrici – diversamente da molti scrittori – di esprimere le loro potenzialità, il mondo interiore e l’immaginario, in modo non conflittuale con le passioni e le cure del quotidiano. Penso anche all’eccesso, alla sovrabbondanza, alla fame di vita e all’ingordigia – che seppure hanno “bruciato” del tutto alcune vite, come quella di Maria Malibran o Maria Callas, o Sylvia Plath – pure possono lasciare in noi traccia persistente della forza femminile, del desiderio che la nutre, di una “esagerazione” che forse oggi ci possiamo permettere con una sorta di distanziamento ironico che la rende compatibile con la vita. Penso infine al protagonismo delle donne in molti campi, e mi interrogo sul talento che ci vuole a rendersi protagoniste in un territorio maschile fortemente segnato da violenza e aggressività, da tentativi di rivalsa proprio sulla “invasività” dei corpi concreti delle donne  e del loro potente immaginario nell’arena pubblica. E insieme voglio riflettere senza censure o auto-censure su quel “territorio grigio”, come lo chiama Anna Maria Crispino, che prende posizione alla domanda non priva di senso: l’ambizione delle donne è un bene prezioso di per sé, quando conduce al successo? Oppure, se manifestamente priva di talenti, ci porta indietro e non in avanti nella piena espressione di noi stesse? Espressione, creatività, autostima, auto-valorizzazione  e autorizzazione (alla creatività, al talento, all’immaginario potente e alla cura della vita e del pianeta) sono le parole-chiave di questo tema, che pare aprirsi nelle sue pagine come un insieme di scatole cinesi, la cura ospita nella sua pancia il talento di scrivere e quello di vivere, questi ultimi contengono dentro di sé l’eccesso e il protagonismo)…Guardando meglio, però, il tema è organizzato  in un andirivieni tipico del pensiero delle donne, con rimandi interni come link di un iper-testo; e con un movimento circolare che alla fine – dall’argomento apparentemente più lontano – ci riporta all’inizio, alla cura di noi stesse, della vita, della creatività e del pianeta. All’arte della gioia.

Nei giorni scorsi è scomparsa Ilda Bartoloni. Molte di noi l’avevano conosciuta di persona in occasione della tavola rotonda sul tema Le donne e il potere, organizzata da noi tre anni fa a partire dal suo ultimo libro Il nuovo potere delle donne. Intorno al tavolo numerose donne che il potere lo gestivano davvero a misurarsi sul suo significato, in sala al Museo Colonna un foltissimo pubblico femminile.   L’ultima volta che ci siamo incontrate, due anni fa a Roma, mi aveva detto che sarebbe stata felice di tornare a Pescara  per parlare del suo nuovo libro “ Come lo fanno le ragazze” : “ Dillo alle tue amiche del Fuller , potrebbe essere un’occasione per discutere liberamente  di come sono cambiate le donne!” .  Come a volte capita, non siamo riuscite a realizzare quel progetto e Ilda ora non c’è più. E’ difficile trovare le parole per ricordarla , per raccontare quella carica di energia positiva che metteva nel suo lavoro di giornalista e anche nei rapporti personali. Ilda Bartoloni  aveva  una straordinaria passione civile , apparteneva a una generazione  “che voleva il potere per riuscire a cambiare , con esso, la società”.  E  Ilda il suo “potere”  , quello di  informare , lo ha sempre usato con intelligenza e rigore, con sensibilità e ironia. Aveva iniziato giovanissima in Rai , si era occupata di  cronaca , di grandi processi, di cultura . Prima alla radio, poi in Tv dove  al TG2  riesce a realizzare il suo grande sogno  : uno spazio informativo dalla parte delle donne .  Nascono così  “Diogene dalla parte delle donne” , poi “Mafalda” e, una volta al  TG3 , “Pari e dispari” sui diritti negati e le pari opportunità  e “TG3 punto donna”.  Inchieste, dibattiti, confronti  per raccontare il mondo delle donne fuori dagli stereotipi e dalle banalizzazioni . Era una femminista Ilda , una militante dei diritti delle donne pronta sempre a battersi  per difendere quello che le donne  si erano conquistate con grande fatica. E ci teneva a dirlo e a dimostrarlo. In questi giorni guardando le sue foto sorridenti sui giornali mi sembra di leggere un messaggio nei suoi occhi : “ coraggio,andate avanti!”. E che tanta sia ancora la strada da fare è davanti agli occhi di tutte : nonne,madri e figlie.  Riscopriamo un po’ di utopia e anche di rabbia come faceva Ilda nei suoi servizi. E’ il modo migliore per ricordarla. (M.Rosaria La Morgia)

Il Magdalena Project,  è un network internazionale di donne nel teatro,  finalizzato a dare un supporto nella pratica teatrale e  nella riflessione teorica.

Il network fondato nel 1986 a Cardiff, Wales, UK, attualmente si estende in tutto il mondo attraverso incontri, forum, workshops e festivals. tra cui il Transit festival presso l’Odin Teatret in Danimarca, organizzato da Julia Varley, è arrivato alla sua quinta edizione.

In Italia il Magdalena Project è presente attraverso una rete di donne allieve di alcune artiste fondatrici del Magdalena, tra cui Gabriella Sacco e Annamaria Talone, allieve di Julia Varley.  Leggenda Magdalena vuole che l’idea del progetto sia nata in Italia nell’’83 ma l’unico incontro Magdalena organizzato in Italia risale al 1988 ad Aradeo, organizzato da Ricciardelli/Koreja. Per il 2009 in Italia è previsto un Magdalena festival in Abruzzo a Pescara e provincia, e il Magfest a Torino, previsto per febbraio/marzo 2010.

La città di Pescara presenta una ricca realtà di risorse al femminile e di una spiccata dinamicità culturale giovanile. Aspetti che rendono fertile il terreno per costituire nella città di Pescara una sede privilegiata del network del Magdalena. Il festival abruzzese previsto per i primi giorni di Aprile, vuole mettere in connessione la realtà teatrale abruzzese, in particolar modo quella femminile ed emergente, con realtà trainanti della scena teatrale contemporanea a livello nazionale e internazionale. I connubi tra realtà artistiche e realtà sociali, eventi performativi e percorsi formativi, scambi internazionali e reti locali, sono tra le caratteristiche più innovative e interessanti del Magdalena Project.

 

Annamaria Talone regista, studiosa e operatrice teatrale. Dopo essersi laureata in Lingue e Letterature Straniere con una tesi in Storia e Critica del Cinema, consegue il Master in Linguaggi non verbali e della performance presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si forma alla pratica teatrale studiando con maestri in Italia e all’estero, completa l’apprendistato teatrale con l’Odin teatret sia attraverso sessioni di studio che partecipando a produzioni (”Ur - Hamlet” regia di Eugenio Barba - Ravenna Festival 2006, “Il gusto delle arance”  regia di Julia Varley  - Transit International Festival, Danimarca 2007). Cura la regia  di Olga Sergeevna Olga Sergeevna-a solo, spettacolo Selezione Premio Scenario 2007. Per il teatro ragazzi cura la regia di Riccioli d’Oro spettacolo prodotto dal teatro Stabile d’innovazione Florian Espace. Si occupa di promozione della cultura teatrale attraverso la cura di incontri e rassegne teatrali. (co – fondatrice di Incontrosensi dal 2003 al 2005, Testi e contesti all’interno della rassegna Primtemps 2005). Interessata alle applicazioni del teatro nei contesti sociali realizza speciali progetti in centri per anziani (Su  - venir delle memorie) e con bambini e adolescenti nelle scuole.

Dal 2007 fa parte dell network Magdalena project.

 

Spettacoli, incontri, scambi di lavoro, seminari.  E’ in corso, dal 4 all’8 aprile, a Pescara il “Magfest. -  Festival di donne nel teatro contemporaneo” in collaborazione con il network internazionale The Magdalena Project. E’ organizzato da Annamaria Talone, regista e Presidente dell’associazione pescarese Le funambole.

I seminari sono condotti da tre formatrici d’eccellenza: Julia Varley, Ana Woolf e Helen Chadwick. La location degli spettacoli è cambiata, a causa del terremoto che ha danneggiato il teatro comunale di Tocco da Casauria. Si terranno tutti allo Spazio Alici di Pescara/Villa Raspa. Mercoledì 8, alle ore 21, ultimo spettacolo della rassegna: Il castello di Holstebro, con Julia Varley, storica esponente dell’ Odine Teatret.

Per saperne di più sul festival e per iscriversi ai seminari visita il sito www.magfest.it

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