Un numero speciale e doppio di Leggendaria che chiude l’anno 2009; un numero ricco e succulento, tutto dedicato all’esplorazione dei talenti che le donne sanno mettere in campo e usare a volte con parsimonia a volte con esuberanza.Il tema è stato pensato e curato da Nadia Tarantini, che si è proposta di scovare dove si nasconde l’arte della gioia, chiedendosi se” la creatività delle donne possa illuminare un presente grigissimo”. Ecco dunque 80 pagine fitte fitte dove si esplorano i territori della scrittura, dell’arte e della vita, che anche quella è un’arte, come molte hanno sostenuto nei loro pezzi. Impossibile citarli tutti, quindi inserisco di seguito una sintesi del pezzo di apertura di Nadia Tarantini, con l’augurio che vi venga il desiderio di leggere tutto e magari di abbonarvi a questa bellissima rivista, l’unica che esplora i territori del mondo raccontato dalla scrittura femminile.
Dove si nascondono i Talenti delle donne? Nell’arte della cura, senz’altro: e non più/non soltanto nella creazione di “ricette di vita” quotidiane fra le pareti domestiche – questo lo sappiamo. C’è un sommovimento che non appare sui giornali e nelle tv, ma che sta alimentando anche una nuova editoria e molte associazioni di donne, iniziative capillari che fanno dell’Italia un territorio privilegiato. Un brulicare che parla di una concezione differente del “potere”, connesso all’arte/talento della cura e alla possibilità di rigenerare la vita e con essa il pianeta. Sono i rituali della Dea, ripresi con una sorta di “laicismo inventivo e creativo”, sono i centri di formazione diretti da donne che lavorano per le aziende introducendo nella cura della managerialità proprio quella differente concezione del potere: condivisione, mediazione, un “di più” che rende il lavoro o la dirigenza più vicino e connesso con la vita “vera”.
Questo clima ancora sotterraneo – Vicki Noble, che ne è una delle protagoniste, sostiene che ce lo dobbiamo tenere un po’ “segreto”, per non suscitare allarme e reazioni negative – ci induce a riflettere in modo originale su tematiche tradizionali della nostra rivista, creando un’interrogazione e insieme sviluppando un tentativo di attraversare il grigissimo presente alla tenue ma persistente luce che ci indica un futuro connesso alle migliori qualità del nostro passato. Penso al prendersi cura della propria scrittura o del proprio destino artistico e/o creativo, che donne come Virginia Woolf ci hanno saputo trasmettere, non in contraddizione, ma a fianco di un destino/vita personale che non ha permesso loro di vivere pienamente l’esistenza. Penso al talento di vivere, detto anche “arte della gioia”, che ha consentito a tante scrittrici – diversamente da molti scrittori – di esprimere le loro potenzialità, il mondo interiore e l’immaginario, in modo non conflittuale con le passioni e le cure del quotidiano. Penso anche all’eccesso, alla sovrabbondanza, alla fame di vita e all’ingordigia – che seppure hanno “bruciato” del tutto alcune vite, come quella di Maria Malibran o Maria Callas, o Sylvia Plath – pure possono lasciare in noi traccia persistente della forza femminile, del desiderio che la nutre, di una “esagerazione” che forse oggi ci possiamo permettere con una sorta di distanziamento ironico che la rende compatibile con la vita. Penso infine al protagonismo delle donne in molti campi, e mi interrogo sul talento che ci vuole a rendersi protagoniste in un territorio maschile fortemente segnato da violenza e aggressività, da tentativi di rivalsa proprio sulla “invasività” dei corpi concreti delle donne e del loro potente immaginario nell’arena pubblica. E insieme voglio riflettere senza censure o auto-censure su quel “territorio grigio”, come lo chiama Anna Maria Crispino, che prende posizione alla domanda non priva di senso: l’ambizione delle donne è un bene prezioso di per sé, quando conduce al successo? Oppure, se manifestamente priva di talenti, ci porta indietro e non in avanti nella piena espressione di noi stesse? Espressione, creatività, autostima, auto-valorizzazione e autorizzazione (alla creatività, al talento, all’immaginario potente e alla cura della vita e del pianeta) sono le parole-chiave di questo tema, che pare aprirsi nelle sue pagine come un insieme di scatole cinesi, la cura ospita nella sua pancia il talento di scrivere e quello di vivere, questi ultimi contengono dentro di sé l’eccesso e il protagonismo)…Guardando meglio, però, il tema è organizzato in un andirivieni tipico del pensiero delle donne, con rimandi interni come link di un iper-testo; e con un movimento circolare che alla fine – dall’argomento apparentemente più lontano – ci riporta all’inizio, alla cura di noi stesse, della vita, della creatività e del pianeta. All’arte della gioia.